Cronaca

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Nei giorni scorsi persino il Financial Times ha dedicato un servizio non troppo lusinghiero sulle prospettive economiche genovesi. Crisi evidente non solo per il porto, perdita di posti di lavoro, scelte difficili per il futuro danno effettivamente una prospettiva fosca al capoluogo ligure che però si scopre vincente nel calcio. "Genova capitale" titolano i quotidiani sportivi e non solo, dopo il tris di successi di Genoa e Sampdoria che proiettano i rossoblucerchiati lassù, dove insieme non c’erano mai stati. E’ più notizia questa perché in mezzo alle corazzate targate Milano, Roma e ovviamente Torino, senza dimenticare Napoli e Firenze, la piccola Zena sul prato con due porte mette tutti in riga. Almeno fino ad ora.

Il Genoa vola in Italia e grazie al gioco di Gasperini è partita bene pure in Europa, la Samp di Cassano è tornata a stupire. Difficile dire dove queste realtà possano arrivare, ma per ora è così. E vale la pena osservare che spesso le città che soffrono, nel pallone esultano. E’ successo negli anni ottanta al Nottingham Forest che faceva sognare tutti in Coppa Campioni anche i minatori di quelle zone che insorsero per i licenziamenti e i salari da fame. Proteste poi fermate dalla repressione ordinata dalla Thatcher.

E lo stesso discorso si può fare per il grande Liverpool che raggiunse il suo livello massimo nel football quando la città famosa per i Beatles annaspava senza futuro e per la Torino bianconera dei tempi bui della Fiat con la Juve imbattibile costruita dall’avvocato Agnelli.

Il binomio “bassa economia-grande sport” è da studio sociologico, ma la realtà forse è più semplice: la reazione emotiva si riversa sui calciatori e i club e i problemi con i gol vengono accantonati, aspettando giorni migliori.