IL COMMENTO

Lunedý l'inaugurazione a 720 giorni dal crollo del Morandi che provoc˛ 43 vittime

Primi passi sul nuovo ponte, stomaco chiuso e gambe che tremano

di Tiziana Oberti

giovedý 30 luglio 2020



Stomaco chiuso e gambe che tremano. Salire sul nuovo Ponte Genova San Giorgio è una sensazione strana, difficile da spiegare. E' tardo pomeriggio ma il sole è ancora alto, in una delle giornate più calde e umide dell'estate. Caschetto, gilet, mascherina scendo dalla navetta messa a disposizione dei giornalisti da Per Genova e il cuore si ferma.

Potrà sembrare strano ma la prima cosa che ho fatto sul viadotto è stata quella di chiudere gli occhi, non so perchè, e il mio pensiero è andato alle 43 vittime. Ho pensato a quei loro ultimi metri sotto la pioggia torrenziale quasi nella nebbia, ho guardato avanti a me più o meno a metà lì dove ora ci sono mezzi al lavoro e ho visto il vuoto di quel giorno e dei mesi seguenti. Per qualche secondo, proprio come prima di entrare in diretta quel 14 agosto 2018, mi sono come bloccata poi ho fatto un respiro profondo, ero lì per raccontare il nuovo viadotto e sono andata avanti un passo dopo l'altro. Una ventina di metri non di più per fare immagini e vedere dal vivo i lavori fatti in questo anno e mezzo, dallo scorso aprile con il primo palo di fondazione, in vista dell'inaugurazione lunedì 3 agosto alle 18.30 con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sarà a bordo della prima auto.

Mi sono concentrata sui guard rail, sui lampioni, sui pannelli fotovoltaici, sui cartelli presenti, sui binari dove verranno poi posizionati i robot per la pulizia delle barriere antivento di vetro, cose concrete per non pensare troppo. Tante volte in questi mesi osservando da vicino la demolizione del Morandi prima e poi la ricostruzione, mi sono chiesta, come penso ogni genovese, cosa avrei provato a essere sul nuovo viadotto, cosa avrei fatto. Oggi c'ero tra operai al lavoro e mezzi di cantiere. Ho osservato, scrutato l'orizzonte da un nuovo punto di vista e poi ho alzato gli occhi al cielo oltre i pennoni che sfiorano i 30 metri d'altezza e ho chiuso di nuovo gli occhi prima di andare via. Ho pensato alle 43 vite spezzate di quel giorno e agli occhi dei loro cari che ho imparato a conoscere in questi due anni. Per loro, per quegli occhi che non dimenticherò, spero che che ogni persona attraversando quel viadotto possa ricordare quello che è stato. Per non dimenticare. Io lo farò.

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