CRONACA

Il M5s denuncia: "Sospetto su falsi report, servono verifiche"

Ponte Morandi, un indagato al telefono: "Forse crollato per il cedimento del cassone"

di g.scio.

marted 12 novembre 2019
Ponte Morandi, un indagato al telefono:

GENOVA - Il ponte Morandi potrebbe essere crollato per un cedimento del cassone, a seguito delle percolazioni di acqua che avrebbero corroso i cavi interni. A fare l'ipotesi è uno degli indagati per i presunti falsi report sui viadotti per cui il tribunale del Riesame ha accolto la richiesta di interdizione dalla professione, insieme ad altre 9 persone. Il cassone è il tunnel sottostante l'impalcato, il manto stradale.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i cassoni non venivano ispezionati dal 2013. L'ipotesi sulla possibile causa della tragedia del 14 agosto 2013, in cui persero la vita 43 persone, viene fatta da uno degli indagati per cui il Riesame ha accolto la richiesta di interdizione per 12 mesi, insieme ad altre nove persone. Le mancate ispezioni, secondo il pubblico ministero Walter Cotugno, venivano indicate come avvenute e portavano a dare determinati voti alle parti dei viadotti. Voti, è quanto sostiene l'accusa, non corrispondenti al reale stato di salute delle infrastrutture evitando così gli interventi di risanamento.

Tutti in Spea sapevano e anche in Autostrade, sostengono gli inquirenti. Ma non solo. L'ex amministratore delegato di Spea Antonino Galatà ha consentito e, anzi, "istigato la catena gerarchica di Spea fino agli autori materiali dei reati in contestazione". Invece di impedire (come sarebbe stato suo dovere) la realizzazione e la prosecuzione, per anni, della sistematica falsificazione di decine, o meglio centinaia, di atti pubblici decise di consentirla".

Secondo quanto emerge dalle carte, gli investigatori il 25 gennaio 2019 intercettano Marco Vezil (di Spea) e Carlo Casini (responsabile della sorveglianza dell'Utsa Genova dal 2009 al 2015). A fare l'ipotesi, si legge nelle carte dell'inchiesta, è Casini: "...O che il cassone ha mollato, perché metti che le campane, metti la sfiga che sulle campane ci percolava dell'acqua che entra in soletta, te l'hanno corroso, vum (rumore onomatopeico con cui Casini simula il crollo del ponte, ndr) ha mollato subito, mollando subito è venuto giù perché... certo che se effettivamente... lo strallo... perché che cosa può essere successo? Puo essere successo che, a un certo punto, il cassone comprimeva e a un certo punto ha mollato!". Vezil, prova a ipotizzare una difesa e risponde: "Però lì siamo deboli perché non andavano, nel cassone". E Casini conferma: "non potevano andarci", riferendosi agli ispettori di Spea.

SOSPETTI SUI CONTROLLI - "Il sospetto, il timore, che negli anni sulle strade e sui viadotti gestiti da Autostrade per l'Italia siano stati compiuti controlli e monitoraggi inadeguati, o inesistenti, non è il frutto di complottismi o menti fantasiose", lo scrive il MoVimento 5 Stelle in un post sul Blog delle Stelle. "Questa settimana sulla vicenda del crollo del Ponte Morandi c'è stata una importante novità: il tribunale del Riesame ha accolto la richiesta della procura di Genova, che ha ribaltato il precedente verdetto del gip, disponendo l'interdizione dalla professione per dieci tra manager e tecnici di Spea Engineering", si legge ancora nell'organo ufficiale del Movimento 5 Stelle.

"Vale a dire quella società controllata di Atlantia nata 'ad hoc' per monitorare le condizioni delle infrastrutture che sono in mano alla holding dei Benetton. Al vaglio della magistratura c'è l'ipotesi di mancate ispezioni e, in particolare, delle verifiche nei cassoni del ponte: i piccoli tunnel dai quali si può attestare lo stato di salute degli impalcati. Spea non è sotto la lente giudiziaria soltanto per questo caso. Recentemente le Fiamme Gialle hanno compiuto perquisizioni approfondite su tutti gli incartamenti della sede milanese della società perché, le ombre sui possibili report taroccati, si allungano anche su altre opere", prosegue il M5s.

"Tra Genova e la Liguria ci sono i casi dei ponti Bisagno e il Velino sulla A12 e Gargassa e Pecetti sulla A26. A questi si aggiungono il "Moro" sulla A14 Adriatica in Abruzzo, il Sarno sulla A30 Caserta-Salerno, il Paolillo sulla A16 Napoli-Canosa (i cui falsi report realizzati a settembre hanno fatto scattare alcune misure cautelari). I sospetti su questa 'mappa dell'indifferenza' non rispondono al vero? Ce lo auguriamo davvero, ma va dimostrato il contrario, in primis da Autostrade", conclude il blog pentastellato.

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