CRONACA

L'indagine Ŕ allora tornata nelle mani di Federico Manotti, sostituto procuratore della DDA genovese

Ordigno alle poste di Genova: Ŕ ancora caccia al complice dell'anarchico arrestato

venerdý 07 febbraio 2020
Ordigno alle poste di Genova: Ŕ ancora caccia al complice dell'anarchico arrestato

GENOVA - A Genova torna l'indagine ai danni di Giuseppe Bruna, l'anarchico genovese che era stato arrestato a dicembre dalla DDA di Torino per l'attentato al bancomat delle poste di Castelletto nel 2016.

A deciderlo è stato il tribunale del Riesame piemontese dopo aver stabilito che non ci fossero i gravi indizi di colpevolezza per l'ipotesi di associazione sovversiva. I giudici hanno infatti dichiarato: "Non vi sono elementi sufficientemente indicativi che il fatto si sia maturato in connessione proprio con un 'disegno torinese' e in particolare che Bruna sia stato consapevole di eseguire tale disegno".

L'indagine è allora tornata nelle mani di Federico Manotti, sostituto procuratore della DDA genovese.

In questo momento gli investigatori stanno cercando il complice che con Bruna sistemò l'ordigno. L'obbiettivo dei due era quello di far saltare il bancomat grazie ad una tanica di benzina da 5 litri, riempita di liquido infiammabile. Inoltre erano dotati di una sveglia analogica, alimentata da una batteria da 9 volt collegata a un circuito elettrico composto da un bulbo di plastica e più fiammiferi.

Se il piano avesse funzionato, si sarebbe alzata una fiamma di 10 metri.

Bruna era già in carcere a Pavia a causa dei pacchi bomba inviati ai magistrati dell'inchiesta Scripta Manent e di quella che aveva portato allo sgombero del'Asilo Occupato.



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