CRONACA

"Noi ci siamo sentiti abbandonati, non deve succedere"

Morandi, parenti delle vittime alla Camera: "Serve unità di crisi in tragedie come questa"

di Redazione

marted́ 04 maggio 2021
Morandi, parenti delle vittime alla Camera:

GENOVA - C'è "il bisogno essenziale che in tragedie come questa sia prevista un'unità di crisi snella che possa seguire i parenti rimasti accompagnando con l'imparzialità e supporto e con lo spirito del buon padre di famiglia, come solo un servizio pubblico può fare", ha spiegato la portavoce del comitato Egle Possetti nella sua audizione parlamentare. Non vogliamo un altro ente baraccone, vorremmo solo un'organizzazione che si unisca al volo e che non lasci più nessuno da solo".

"Per le situazioni di necessità potrebbe anche essere erogato un'anticipazione economica da restituire all'atto dell'avvenuto risarcimento", ha aggiunto Possetti. "La prima grande carenza da noi riscontrato, dopo l'evento è stato il sentirsi abbandonati", aveva infatti premesso Possetti, ricordando lo smarrimento del ritrovarsi in ospedale per le comunicazioni, di non aver mai pensato a essere coinvolti in un processo o a dover chiedere aiuto a uno psicologo.

Ecco il testo completo dell'intervento di Egle Possetti, portavoce del Comitato familiari vittime del Ponte Morandi.

"Noi non siamo qui per parlare del nostro dolore che potrete già percepire nei nostri sguardi e dalla nostra voce, siamo qui perché anche come cittadini riteniamo necessario tentare di essere propositivi in questa drammatica vicenda che ha colpito le nostre famiglie e tutto il paese, non vogliamo solo piangerci addosso, vogliamo convogliare il nostro dolore nel tentativo di migliorare questo sistema, vorremmo provare a trasformare il nostro dolore in qualcosa di positivo per tutti, non cadendo nella trappola del risentimento fine a sé stesso.

Siamo piccoli granelli di sabbia che tentano di fermare alcuni oleati ingranaggi che hanno causato la nostra disperazione.

Il nostro comitato si è costituito pochi mesi dopo la tragedia ed oltre al ricordo delle vittime della tragedia lavora per la ricerca della verità e la prevenzione di eventi tragici come il crollo del Ponte Morandi, la difesa della sicurezza, della salute dell’ambiente come beni e diritti inviolabili ed irrinunciabili e la giustizia per la ricerca dei colpevoli.

Nella vicenda del Ponte Morandi purtroppo stanno emergendo con forza degli elementi gravissimi che non sono degni di un paese civile, non siamo tecnici, non siamo economisti e quindi oggi non avremo la pretesa di rappresentare con dati puntuali la situazione, noi siamo semplici cittadini e possiamo solo parlarVi con il cuore e con la ragione e tentare di dare dei suggerimenti.

La nostra rete autostradale è stata costruita con i fondi dei cittadini, risultato del lavoro e sacrificio di tante persone.

Nei decenni passati è emersa la necessità di consegnare in gestione questo patrimonio ad aziende private firmando delle concessioni, la scelta nel tempo è stata confermata da varie compagini governative con i successivi rinnovi del contratto.

La tariffa che i cittadini hanno pagato per anni per usufruire di questo servizio, oltre alla giusta remunerazione del capitale investito, definisce criteri ed individua anche capitoli di spesa per la gestione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie.

E’ chiaro ed anche logico che con il passare degli anni tutte le infrastrutture abbiano necessità di sempre maggiori interventi di manutenzione, è anche palese per chi non sia un tecnico, rientra nel naturale degrado di tutti i materiali, lo vediamo anche nelle nostre abitazioni, più passano gli anni più gli interventi devono essere corposi.

Dopo la privatizzazione della gestione e con il passare degli anni paradossalmente gli interventi sono diminuiti in modo drastico e l’infrastruttura del Ponte Morandi, con le sue evidenti particolarità, non ha ricevuto in vari decenni nessun intervento strutturale di consolidamento ed ha continuato a deperire senza alcuna inversione di rotta.

Dagli elementi che stanno emergendo era noto dal 2015 che questa infrastruttura fosse a rischio crollo e nessuno fece interventi degni di nota.

Questo è allucinante, pensare che per ben tre anni ci fossero persone informate della gravità della situazione che non hanno mosso un dito, vengono i brividi solo al pensiero di tutte quelle persone transitate ignare su questa infrastruttura, fiduciose che un ponte di questa importanza fosse monitorato e costantemente controllato.

E’ sconvolgente che questo sistema omertoso non abbia avuto falle, tutte le persone a conoscenza della situazione non hanno mai parlato, sarebbe stato sufficiente bloccare il ponte il giorno precedente per salvare tutte queste vite.

Furono anche fatte interrogazioni parlamentari a suo tempo sulle condizioni di questa infrastruttura, rimaste senza risposta.

Emergono anche report di controllo della struttura eseguiti con il copia ed incolla e sono emerse registrazioni di persone che firmarono i controlli non avendo mai visto questo ponte.

Se non fossimo assolutamente certi della realtà, perché purtroppo non vedremo più i sorrisi dei nostri cari, penseremmo di essere in un film perché quanto avvenuto è talmente assurdo da sembrare surreale.

Da queste nostre riflessioni Vi comunichiamo le nostre idee.

La prima proposta per il futuro riguarda l’assistenza immediata in eventi di questa tragicità, infatti la prima grande carenza da noi riscontrata dopo l’evento è stato il sentirsi abbandonati, tutte le nostre famiglie, dopo il primo accoglimento presso gli ospedali per le tristi comunicazioni ed il rito del riconoscimento sono state abbandonate. Molte persone si sono trovate da sole ad affrontare un calvario immane, alcuni di noi non si erano mai confrontati con un avvocato, non avevano mai pensato ad un processo, ad uno psicologo, come immaginerete le nostre forze erano allo stremo, la vita ci sembrava ormai inutile e mancava l’energia di gestire la burocrazia necessaria, in alcuni casi venne a mancare anche il sostentamento economico. Da questo deriva il bisogno essenziale che in tragedie come questa sia prevista un’unità di crisi snella che possa seguire i parenti rimasti accompagnandoli nel loro iter con imparzialità e supporto e con lo spirito del buon padre di famiglia come solo un servizio pubblico efficiente può fare, non vogliamo un altro ente baraccone certamente, vorremmo solo un’organizzazione che si riunisca al volo e che non lasci più nessuno da solo, come purtroppo e’ avvenuto nella nostra ed in molte altre tragedie.

Per le situazioni di necessità potrebbe anche essere erogata un’anticipazione economica, da restituire allo stato all’atto dell’avvenuto risarcimento al termine del processo.

Dopo il crollo in tutto il mondo molte persone sono rimaste senza parole, sbigottimento ed incredulità hanno accompagnato le settimane successive, le indagini sono iniziate ed ora giunte al termine, pur dovendo ancora iniziare il processo, abbiamo già davanti a noi un quadro desolante, le imputazioni emerse sono estremamente gravi ed in questi mesi si è scoperto il vaso di Pandora, con altre gravi mancanze, gallerie pericolanti, barriere fonoassorbenti non idonee, che per puro caso non hanno causato altre tragedie.

In questo quadro ormai da quasi tre anni la società concessionaria, che agisce in forza di un contratto che ha sollevato molte perplessità, continua ad incassare utili e nonostante le previsioni iniziali di estromissione al momento nulla è stato fatto.

Noi crediamo che sia molto importante la ricerca della verità tramite iter processuale che speriamo possa essere breve e possa giungere al termine senza prescrizione dei reati, ma non è per noi sufficiente. Pensiamo che in questi anni i rendimenti economici dei capitali investiti siano stati esorbitanti e pare non siano neanche stati in linea con la media di altre aziende con il medesimo business.

Pensiamo che la mancanza di sicurezza sia ormai palese, dato il crollo di un ponte, e sia di una gravità inaudita.

Pensiamo che sia necessario un approfondimento tecnico - economico sui bilanci della società concessionaria al fine di appurare come siano state spese le risorse dedicate alle manutenzioni.

Pensiamo che sia necessario ripensare ai controlli di tutti i concessionari tramite figure terze che agiscano da subito con grande imparzialità ed assunzione di responsabilità per i controlli effettuati. Pensiamo che sia necessario riguadagnare la fiducia dei cittadini e dare loro speranza.

Pensiamo sia il caso di ripensare alle concessioni date ai privati con un’ottica diversa e di maggior tutela pubblica, in fondo abbiamo questo esempio lampante, il ponte Morandi consegnato al concessionario usato ma funzionante, certamente da tenere sotto controllo e manutenere, è crollato nel 2018 uccidendo 43 persone ed un cane, e di questo non ci dovremo mai dimenticare.

Quando da bambini alle elementari ci spiegavano che il guadagno è il risultato della sottrazione tra ricavi e spese sembrava tutto semplice, ed è per questo che

noi chiediamo che venga fatta in maniera ufficiale un’operazione molto semplice.

Si prendano i ricavi della rete autostradale che sono le tariffe. Le tariffe sono i soldi nostri, di noi cittadini, delle nostre famiglie, delle nostre imprese che per lavorare utilizzano l’autostrada. Questi sono i ricavi che oltretutto, in sostanza, sono soldi pubblici. Si calcolino dunque i ricavi che il concessionario ha incassato durante la vigenza della concessione.

Poi si prendano le spese. Le spese vere. Quelle che devono essere utilizzate per il funzionamento dell’infrastruttura: per pagare gli stipendi a chi lavora, per le nuove opere, per le manutenzioni. Poi facciamo la sottrazione.

Che risultato uscirà? Molti nel nostro paese sanno che questo sarebbe un risultato scandaloso.

Noi sappiamo che l’Unione Europea pone dei limiti a questi guadagni, non possono essere del tutto liberi perché non è possibile consentire guadagni enormi a chi utilizza un bene di tutti. Ci hanno spiegato che questa è la tematica degli aiuti di Stato.

Quali sono stati dunque questi guadagni?

Perché è così difficile fare quest’operazione?

Chiediamo che questa operazione - semplice e complessa al tempo stesso - venga fatta da un’autorità autonoma indipendente con risultati trasparenti e, se fosse ritenuto necessario, anche in contraddittorio con il concessionario e con associazioni di cittadini.

Una volta che avremo il risultato rendiamolo pubblico in modo che ciascuno possa farsi la sua idea.

Ma se quei guadagni risultassero enormi e ingiustificati - come alcuni frammenti dell’indagine e alcuni studi lasciano pensare - mettiamo i cittadini e la politica nelle condizioni di fare una riflessione su quale sia la scelta più giusta.

Senza queste risposte, per noi la scelta di procedere con l’acquisto da parte di CDP alle condizioni che riportano i giornali, pare prematura e avventata.

Chiediamo di riflettere, chiediamo di studiare e, chiediamo di prendere in considerazione le domande che come noi si fanno decine di associazioni su tutto il territorio e migliaia di cittadini.

Da quanto espresso noi pensiamo quindi che la trattativa di CDP ed altri investitori con la società concessionaria parta da un base errata, dal nostro punto di vista la remunerazione della concessione deve essere fatta solo dopo avere dedotto tutte le manutenzioni non effettuate, tutti i danni conosciuti e prevedibili, tutto quanto tecnicamente accertabile.

Non abbiamo le soluzioni ma chiediamo alla politica di trovarle perché pensiamo che con la buona volontà e l’impegno tutto sia possibile, salvo far ritornare a casa chi non c’è più.

Non possiamo premiare l’arroganza, il potere accumulato negli anni, unito alla presunzione che gli azionisti possano pretendere tutto e sempre, in fondo l’investimento azionario è rischioso per antonomasia e le scelte fatte sono state come una roulette russa e sono state perdenti, soprattutto per tutti noi.

La nostra richiesta sarebbe quindi di congelare ogni contrattazione con la società in attesa delle risultanze processuali e trovare una soluzione idonea da un punto di vista normativo/procedurale che congeli gli utili accumulati in questo tempo e l’amministrazione pro tempore possa essere gestita da un’autorità terza.

Per noi e per tanti cittadini non esiste più la fiducia nel gestore e con grande dispiacere manca anche la fiducia in chi avrebbe dovuto vigilare sul loro operato per la salvaguardia della nostra salute.

Nostro malgrado siamo diventati collettore di tante speranze, di tante proteste, di tanta rabbia e molte persone ci scrivono invitandoci a lottare, noi non abbiamo mai avuto intenzione di arrenderci ma ci sentiamo addosso anche la responsabilità di raccogliere le sollecitazioni provenienti dalla società civile, quindi Vi portiamo anche alcuni elementi propositivi e di riflessione aggiuntivi ai nostri pensieri:

- la copia di un esposto presentato da associazioni di cittadini ed imprenditori genovesi, attualmente in esame presso la Procura di Roma, al quale anche come comitato abbiamo deciso di associarci, inerente la gestione finanziaria del concessionario che merita a mio

- giudizio una lettura approfondita per Vostra opportuna conoscenza; Una relazione tecnica di uno dei consulenti di parte nel processo che

- propone ipotesi di miglioramento e riforma.

Una riflessione sulla gestione Inail in merito ai morti sul lavoro nella tragedia del Ponte Morandi.

Abbiamo anche presentato negli scorsi mesi tramite la Prefettura di Genova un disegno di legge denominato:

“Norme a favore delle vittime dell’incuria nella gestione dei beni strumentali all’erogazione di servizi pubblici e di interesse economico generale” di cui al momento non abbiamo riscontro.

Noi abbiamo ancora fiducia nelle istituzioni, voi siete la nostra rappresentanza ed il Vostro compito è di portare avanti gli interessi della maggioranza dei cittadini che delegandoVi hanno messo la loro vita ed il loro futuro nelle Vostre mani, noi Vi invitiamo a riflettere, non abbiamo certo la verità in tasca, ma non possiamo accettare che dopo quanto avvenuto nulla possa cambiare.

Pensiamo anche all’orgoglio di governare un paese che non può essere sotto il diktat anche di azionisti stranieri, dobbiamo avere coraggio perché se in un contratto viene a mancare la fiducia non ha più senso la sua esistenza, certo dobbiamo anche porre le condizioni economiche per attrarre capitali, ma non possiamo farlo ignorando la sicurezza ed il benessere dei cittadini.

Molte tragedie si sono consumate negli anni nel nostro paese, troppe e non possiamo archiviarle nei cassetti della memoria collettiva permettendo che continuino ad accaderne altre per incuria e sete di denaro, oltre ogni accettabile limite.

In questa sede istituzionale è per noi importante ricordare un’amica cara che ha lottato per tanti anni per la verità in un’altra grave tragedia come il terremoto in Abruzzo, Antonietta Centofanti che è venuta a mancare in questi giorni Lei è stata per noi un grande esempio di tenacia e di amore che molti cittadini dovrebbero imitare.

Tutti noi abbiamo percepito la mancanza di uno Stato che ci protegga e non possiamo permettere che altri cittadini debbano subire il nostro stesso calvario, dobbiamo lottare con tutte le nostre forze lo dobbiamo ai nostri cari, alla loro dignità, all’amore che proviamo per loro, ma anche all’orgoglio di essere cittadini italiani e di andarne ancora fieri, nonostante tutto.

Non lasciateci soli ancora una volta". del Comitato ricordo vittime del ponte Morandi oggi in audizione alle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti, hanno proposto l'istituzione di una "unità di crisi" di supporto ai familiari delle vittime di tragedie di questo tipo.



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