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“Autostrade riceverà una brutta sorpresa”, parola di Luigi Di Maio. La polemica, qualcuno l’ha definita ‘la madre di tutte le polemiche’, non si placa: il Governo non ha nessuna intenzione di lasciare ad Autostrade il compito di ricostruire ponte Morandi, tanto meno ammettere i tecnici della società nel team di ingegneri e architetti che dovranno prendere le decisioni cruciali sulla nuova infrastruttura. Autostrade deve pagare e basta: dalla società devono partire bonifici, non disegni o progetti.

E’ una visione inconciliabile, inutile girarci attorno, rispetto a quella presentata nei dettagli l’altra mattina dal governatore della Liguria Giovanni Toti: tra un modellino già crollato e qualche pacca sulle spalle, Autostrade è considerata al centro della partita, senza alcuna limitazione. Un ruolo che Castellucci ha ribadito con forza, prendendo la parola dalla platea per ricordare ai giornalisti che la sua azienda, i cui vertici sono indagati con ipotesi di reato gravissime, parteciperà in pieno alla ricostruzione.

Secondo Toti il ruolo di Autostrade è l’inevitabile riflesso dell’attuale cornice legale che protegge la società: “Una volta che il ponte sarà dissequestrato tornerà nella disponibilità di Autostrade – ha detto il presidente della Regione – se il Governo ha idee diverse prenda provvedimenti concreti”. E’ evidente che il Governatore sia preoccupato che un contenzioso con Autostrade possa bloccare i lavori per il nuovo viadotto ma è altrettanto chiaro che un ente locale (e nemmeno un commissario governativo) non può affrontare un’emergenza in aperto contrasto con le visioni del Governo centrale.

E infatti ieri il livello dello scontro si è alzato raggiungendo l’acme: tra Toninelli e Toti sono volati gli stracci, con il ministro alle infrastrutture che ha invitato il presidente di regione a occuparsi degli sfollati (come a dire, “non pensare alle grandi scelte strategiche, quelle non sono affar tuo”), e quest’ultimo a rispondergli che il suo “ministero è un colabrodo”, ricordandogli, per altro, che tra gli indagati per il crollo di ponte Morandi ci sono diversi esponenti del Mit.

In attesa della “sorpresa” di Di Maio, è ora urgente che tra Roma e Genova torni un briciolo di sereno: la nostra città ha bisogno di risposte concrete e ne ha bisogno in fretta.