IL COMMENTO


La solitudine dei sindaci e l'emergenza

di Armando Sanna *

venerdì 02 novembre 2018



Dopo giorni vissuti in allerta, con interventi continui e squadre di volontari attivi giorno e notte sul territorio, è tempo di fare un bilancio degli eventi ed una considerazione delle problematiche riscontrate.

Senza ombra di dubbio è stata una delle allerte più difficili da gestire, nell’ultimo periodo. Cinque giorni in costante reperibilità e con gli uffici comunali ed i volontari a dominare interventi su tutti i fronti. Il COC, il centro operativo comunale per l’emergenza, è stato aperto domenica 28 ottobre alla diramazione dell’allerta arancione.

Cosa comporti l’apertura di un COC sulla carta lo conoscono tutti, nella pratica, solo gli amministratori, i funzionari e i volontari sanno cosa significhi: ore di assistenza in Comune e reperibilità delle squadre in sede, organizzazione delle uscite e risoluzioni in tempi rapidi dell’insorgere delle più svariate situazioni. Giornate di straordinario per i dipendenti comunali che sono già ridotti all’osso: il nostro Comune contava in passato 65 dipendenti, ad oggi, in seguito alle nuove normative e al blocco delle assunzioni, i dipendenti sono 27. Con un organico così limitato, limitati sono gli spazi di intervento.

Per ovviare a tale problematica, in fase di allerta si ricorre ai volontari della Protezione Civile e delle tre croci locali, Croce Bianca, Croce D’Oro e Croce Rossa, che mettono a disposizione dell’Ente tutta la loro professionalità, ma, come è noto, devono anche prestare servizio su altri fronti ed i volontari, in quanto tali, hanno inoltre i propri orari lavorativi da rispettare e, quindi, al prolungarsi delle allerte, si fatica a mettere in campo le risorse necessarie.

E’ importante, dunque, far presente quali siano stati gli scenari verificatisi nella fase più critica nel nostro Comune per comprendere tutti le fragilità di questo sistema che fatica a funzionare. Il nostro Ente, per quanto concerne gli aspetti pubblici, non ha subito grandi danni; la conta dei danni la fanno i privati, gli agricoltori e le attività commerciali; problemi strutturali ne abbiamo avuti pochi.

Le difficoltà sono altre e sono sorte in sede di gestione delle emergenze, da lunedì a giovedì. Nelle ore di massima criticità, la notte tra il 29 ed il 30 ottobre, il Comune di Sant’Olcese risultava totalmente isolato: gli alberi ed i pali caduti ostruivano ben 5 strade, di cui una provinciale, la SP2 che collega il centro del paese, le frazioni alte, con Manesseno, la parte bassa. Un grosso smottamento, infatti, ha portato a valle numerosi alberi che si sono abbattuti sulla strada carrabile.

Data la gravità della situazione, si è tentato in maniera immediata un contatto con la prefettura e la Provincia, ma non è stato per nulla semplice. Prima di riuscire a parlare con la Prefettura sono passati minuti preziosi: dal centralino ci hanno messo in contatto con il referente giusto solo dopo diverse chiamate e molta attesa. Un’attesa di tutti sotto alla pioggia e al vento, con i volontari a rischio, che valutavano la possibilità di un loro intervento per il taglio degli alberi, in una zona al buio, con i pali della pubblica in bilico, perché colpiti, ed un versante in movimento.

La Provincia, anzi città Metropolitana, in crisi su più fronti, non dava possibilità di assistenza, né poteva fornirci la segnalazione di base per la strada. Una situazione di emapasse, in cui ci sentivamo con le spalle scoperte e tutta la gravità dell’evento addosso. Un tempo, prima della cosiddetta riforma Del Rio, la Provincia aveva mezzi e uomini a disposizione dei Comuni, in caso di situazioni ad elevato rischio, ora le Città Metropolitane sono state ridotte ad un mero contenitore vuoto e non riescono a dare il dovuto supporto agli Enti subordinati.

Quindi, in quella fase di allerta, il personale Comunale a disposizione ed i volontari hanno dovuto provvedere da soli alla chiusura di un’arteria stradale non di loro competenza; ciò ha significato una notte trascorsa in macchina per tutti a presidiare la zona, in attesa di un intervento della Città Metropolitana che è avvenuto solo in mattinata e non è stato comunque risolutivo perché nella giornata odierna, la strada è ancora aperta ad una sola corsia e non ci è stato ufficialmente comunicato come e quando verrà attuato l’intervento risolutivo.

Ricordiamo che si tratta della strada di collegamento principale e, in caso di nuova chiusura, avremmo seri problemi sull’accessibilità dei soccorsi alle nostre zone. La viabilità sulle altre strade è stata ripristinata in nottata dai volontari: oltre 20 sono le operazioni portate da loro a termine da soli.

Un'altra grandissima criticità è stata anche quella della corrente elettrica: numerosi pali si sono abbattuti sia su terreni privati, che su strade pubbliche, causando black-out in molteplici frazioni, Comago, Beleno, Vallombrosa, Vivagna, Isola e Sant’Olcese. Il COC riceveva molteplici chiamate, ma non avevamo un numero di riferimento diretto con ENEL per poter segnalare le problematiche. Non esiste, infatti, al di fuori del numero verde, un canale diretto con l’azienda, cosa di cui i COC, facendo da filtro e da gestione delle allerte, avrebbero bisogno per poter operare al meglio. Comunicare la caduta dei pali, l’eventuale mancanza di corrente o la pericolosità di alcune strutture è essenziale per intervenire in maniera rapida ed in sicurezza. Il coordinamento e l’assistenza a livello sovraordinato rispetto ai nostri Enti, invece, manca.

Ci troviamo, pertanto a gestire allerte senza supporti esterni e senza regia. Tutto è coordinato a livello locale, con le poche forze che si hanno, ma, in fase emergenziale, il sostegno di altri organi è assolutamente necessario e, alcune volte, può essere decisivo. In questi giorni, possiamo ringraziare i volontari, se le strade sono state aperte in tempi brevi, se i pali delle linee elettriche e telefoniche sono stati messi in sicurezza o rimossi dalle careggiate.

Sul lato ENEL, invece, un supporto diretto ci è stato fornito solo grazie ai tecnici delle squadre locali, che hanno lavorato giorno e notte per riportare la situazione in condizioni di normalità; da altri fronti, purtroppo, non c’è stata assistenza. Per questo, abbiamo bisogno di un sistema che sia più efficiente e puntuale. E’ di primaria importanza dare supporto agli Enti pubblici locali, sia in fase di allerta che, soprattutto, anche sulla gestione del territorio e ciò può essere fatto solo con lo stanziamento di risorse economiche e con la collaborazione tra gli enti, anche a livello di prevenzione.

Quest’anno il nostro Comune ha ricevuto € 8.000,00 dalla Regione per la pulizia dei rivi e gli interventi messi in atto ammontano ad importo totale di € 40.000,00: questo vuol dire che l’Ente, ha contribuito in maniera preponderante a lavori che, una volta, erano svolti dalla Provincia e che, adesso ricadono, invece, tra le proprie mansioni, senza, però, ricevere stanziamenti adeguati. Serve, dunque, una presa di coscienza di quello che è lo stato attuale dell’ amministrazione del territorio e un coordinamento delle forze per poter governare al meglio le opere di prevenzione e le oramai sempre più frequenti allerte.

Bisogna sviluppare un sistema di raccordo tra gli enti coinvolti, in modo da superare le carenze e mettere in rete un’organizzazione con punti di riferimento e di supporto ben identificati, per permettere alle amministrazioni locali di non dover fronteggiare da soli tutte le problematiche derivanti dalle calamità naturali, come è successo in quest’ultima allerta.

* Armando Sanna - sindaco di Sant'Olcese

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