IL COMMENTO


La politica allo sbando su Autostrade

di Maurizio Rossi

luned́ 25 maggio 2020
La politica allo sbando su Autostrade

Autostrade per l’Italia, quella dei Benetton nella galassia Atlantia. Quella che aveva in concessione il Ponte Morandi, il ponte caduto il 14 agosto del 2018 che si portò via 43 vite ma che potenzialmente potevano essere anche 1000 se solo fosse caduto  durante quelle interminabili code  ferme di Tir, autobus e auto. Autostrade per l’Italia, quella su cui la magistratura sta indagando su possibili ‘verbali taroccati’ in merito ad altri ponti e gallerie tramite società controllate e/o della galassia Atlantia, anche dopo il crollo del ponte. Quella Autostrade per l’Italia che negli anni ha guadagnato miliardi di euro ‘spremendo’ gli utenti con annuali rincari dei pedaggi, utili a 9 zeri che sono finiti nelle tasche dei soci anziché rimetterli in azienda e in manutenzione. Quella società li, proprio quella ora chiede  un prestito garantito dalla Stato per 2 miliardi di euro.

Autostrade per l’Italia è quella società che ha isolato la Liguria, prima col crollo del Ponte Morandi e poi con i lavori necessari per smontare le barriere fonoassorbenti fuori norma (da tempo) dopo che la magistratura ha scoperto - e quindi obbligato – l’azienda del gruppo Atlantia a rimuoverle creando il caos con corsie uniche un po’ ovunque. Quelli di Autostrade, sempre gli stessi che hanno assistito al crollo di una parte del soffitto della galleria Bertè sulla ‘loro’ A26 proprio mentre il nuovo amministratore delegato Tomasi era a Genova per un incontro istituzionale. Non sapeva più a che santo votarsi dopo aver sostituito l’inqualificabile e cinico Castellucci che la famiglia Benetton ha deciso di mettere da parte (molto tempo dopo il crollo del Morandi) con l’avvio dell’inchiesta sui presunti ‘verbali taroccati’.

Autostrade per l’Italia, ancora in questi giorni, ha chiuso il casello di Genova Est per approfondire le verifiche sulla sicurezza di una galleria, mentre ce ne sono altre 18 sotto osservazione. Quella società di cui avevo scritto molto dal 2013 in poi, quando ero in Commissione trasporti al Senato, tanto da denunciare con interrogazioni la situazione pericolosa proprio del Viadotto Polcevera (anche detto Ponte Morandi), cosi come denunciai il grave stato di tutto il sistema autostradale ligure perché “fuori dalle normative di sicurezza” secondo i parametri europei. Quella società lì, ripeto, che ha distribuito utili ai soci per miliardi di euro anziché reinvestirli in manutenzione o investimenti e che oggi chiede 2 miliardi di euro in finanziamenti garantiti dallo Stato. E che si permette anche di usare toni che il vice ministro Cancelleri ha definito “ricattatori” dicendo che se non gli vengono concessi blocca tutti gli investimenti promessi (e mai fatti) per 14.5 miliardi di euro.

Questa situazione ha scatenato un vortice di dichiarazioni superficiali che lasciano allibiti, attoniti e amareggiati tutti quelli che hanno vissuto e non hanno dimenticato cosa è accaduto il 14 agosto del 2018. La ministra Paola De Michelis non dice nulla, nemmeno ai suoi sottosegretari, e sostiene di aver mandato un dossier al premier Conte sull’ipotesi di transazione con Autostrade. Molto meglio la posizione del parlamentare ligure e vice presidente del Pd Andrea Orlando che almeno diffida Autostrade e la invita ad abbassare subito i toni. Matteo Renzi e il suo partito? Non ne parliamo proprio: grande sostenitore dei concessionari, a partire proprio dai Benetton, ritiene che senza alcuna vergogna si dovrebbero finanziare le loro attività. E mi dispiace perché condivido su alcuni temi le posizioni di Italia Viva, ma non certo sugli aiuti e sulle concessioni ad Autostrade dei Benetton. Su questo la posizione di Renzi è inaccettabile e irrispettosa per tutti noi, genovesi e liguri.

Mariastella Gelmini (Forza Italia), dichiaratamente pro Benetton, dice che anche loro hanno diritto ad accedere al finanziamento garantito dallo Stato. Per contro Giorgia Meloni (Fdi) si esprime con toni forti e chiari invocando la revoca delle concessioni da lei definite “una truffa”. Nel Movimento 5 Stelle ho apprezzato le parole del sottosegretario al Mit, Roberto Traversi, e del suo vice ministro Giancarlo Cancelleri, sulla revoca della concessione con l’inserimento di un commissario sia in capo ad Autostrade per l’Italia che a Spea, la società controllata dal gruppo Atlantia che Cancelleri ha definito come “quella che taroccava i controlli, e la sostituiamo con Anas”.

Sapete come la pensiamo a Primocanale, noi non dimentichiamo le 43 vittime, né il dramma delle famiglie. Non dimentichiamo i lavoratori che hanno perso l’occupazione, i commercianti, le industrie, tutti gli infiniti danni e problemi che abbiamo vissuto e che continueremo a vivere anche dopo l’apertura del nuovo viadotto che ancora oggi non si sa a chi sarà affidato, se al concessionario attuale – quindi Autostrade – oppure a un soggetto diverso. E’ triste vedere che ormai il rispetto, il ricordo di quanto è accaduto a Genova sia stato sopraffatto solo da interessi economici e che Autostrade - che si rende conto perfettamente della vulnerabilità del Governo – possa tornare a esercitare l’arroganza come nel periodo-Castellucci, il perfetto rappresentante di una società cinica e convinta di essere al di sopra di tutti: politici, cittadini, vittime. Autostrade non ha gli stessi diritti delle altre società che svolgono correttamente il loro lavoro nel Paese. Autostrade per noi non ha più alcun diritto, men che mai di chiedere 2 miliardi con la garanzia del nostro Stato in caso di insolvenza. Non basterà l’inaugurazione del ponte a cancellare il ricordo del 14 agosto 2018.

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