POLITICA

Alla Camera in 25, nei sondaggi il Pd perde consenso

Italia Viva, Renzi costituisce i suoi gruppi: al Senato in 15 col Partito Socialista

giovedì 19 settembre 2019
Italia Viva, Renzi costituisce i suoi gruppi: al Senato in 15 col Partito Socialista

ROMA - E' stato costituito al Senato il nuovo gruppo "Partito Socialista-Italia Viva". Lo annunciano in una nota congiunta il segretario Psi Enzo Maraio e il presidente, senatore Riccardo Nencini. "In merito alle indiscrezioni stampa degli ultimi giorni non è mai stata all'ordine del giorno la confluenza del Psi nel movimento che fonderà l'ex premier Matteo Renzi. Il Psi manterrà la sua autonomia politica e la propria identità. Il sostegno del Psi al Governo giallo-rosso rimane responsabile e leale", hanno specificato Nencini e Maraio.

La "casa politica" costruita da Matteo Renzi ora ha anche il tetto. Con la costituzione dei Gruppi parlamentari, la scissione di Matteo Renzi dal Partito Democratico è ormai completa. Al nuovo soggetto politico manca ormai soltanto il simbolo che, con ogni probabilità, sarà presentato alla Leopolda.

A Palazzo Madama in questo modo il gruppo conta 15 parlamentari: oltre a Riccardo Nencini e all'ex di Forza Italia Donatella Conzatti, ci sono Matteo Renzi, Davide Faraone, Giuseppe Luigi Cucca, Laura Garavini, Eugenio Comincini, Leonardo Grimani, Mauro Marini, Daniela Sbrollini, Ernesto Magorno, Francesco Bonifazi, Teresa Bellanova, Valeria Sudano, Nadia Ginetti.

Alla Camera sono 25 i deputati che aderiscono al Gruppo Italia Viva: Lucia Annibali, Sara Moretto, Mauro Del Barba, Luigi Marattin, Mattia Mor, Camillo D'Alessandro, Gennaro Migliore, Vito De Filippo, Ivan Scalfarotto. Luciano Nobili, Matteo Colaninno, Lisa Noja, Silvia Fregolent, Gianfranco Librandi, Michele Anzaldi, Massimo Ungaro, Raffella Paita, Marco Di Maio, Maria Elena Boschi, Ettore Rosato, Nicola Carè, Gabriele Toccafondi, Cosimo Ferri, Roberto Giachetti, Maria Chiara Gadda.

Nel Partito Democratico ci si continua a confrontare sull'impatto che la scissione potrà avere sul partito. I sospetti si concentrano sui renziani rimasti nella casa madre che aderiscono alla corrente di Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Il timore è che possano lasciare il partito indebolendone il peso parlamentare al momento prescelto da Renzi. E non è bastato nemmeno l'intervento del senatore Andrea Marcucci che, quasi in lacrime, ha assicurato nelle scorse ore di voler essere leale con il Pd mettendo anche a disposizione il suo incarico di capogruppo al Senato.

Tuttavia, fonti qualificate dem alla Camera assicurano che ex renziani come il capogruppo Graziano Delrio o il ministro Lorenzo Guerini "non hanno la minima intenzione di fare il salto" in Italia Viva: "E' una ipotesi lunare". Di certo, la mossa di Renzi ha provocato una frenata nei sondaggi per i dem: la Supermedia elaborata da YouTrend per AGI mostra una flessione dem di un punto e mezzo, al 21,1%. Finora solo una parte degli istituti di sondaggio ha incluso Italia Viva nelle proprie rilevazioni e non e' quindi possibile fornire un'indicazione precisa, ma, dalle primissime stime, si può calcolare un consenso per il partito di Renzi intorno a 3 punti percentuali.

I COMMENTI

"Non credo che l'uscita di Renzi dal Pd comporti un indebolimento parlamentare di questo governo", ha detto il governatore della Liguria e leader di Cambiamo, Giovanni Toti.. "Vorrei essere una mosca per partecipare alle riunioni di maggioranza in cui si discute di Gronda, Pedemontana, investimenti, cicli dei rifiuti e termovalorizzatori, sentendo le posizioni di Renzi, Zingaretti e Di Maio per vedere su cosa sono d'accordo o vorrei essere la stessa mosca al ministero della Salute ad ascoltare le riunioni sul patto per la Salute che le Regioni aspettano di firmare, tra i no-vax grillini e la legge Lorenzin sull'obbligo di vaccinazioni".

"Non vi fidate del Pd derenzizzato, Renzi ci ha lasciato dentro decine di 'pali'". Insomma, nessuna esultanza per la scissione", è la lettura del pentastellato Alessandro Di Battista. "Renzi non è affatto andato via dal Pd. Ma per l'ex deputato M5s bisognerà stare attenti anche alle "smielate parole" di Dario Franceschini. E ai veri propositi dei dem, come sulle concessioni autostradali. Infine, insiste, "non vi fidate" dell'Europa e del successore di Draghi, Lagarde, alla guida della Bce"

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