SALUTE E MEDICINA

Sperimentazione giÓ partita ma serve autorizzazione del governo

Infermiere di famiglia, l'Ordine conferma: "Figura necessaria per aiutare il territorio"

di Tiziana Oberti

sabato 16 maggio 2020



GENOVA - “La nostra attività deve essere rafforzata sul territorio per questo chiediamo l’istituzione dell’infermiere di famiglia o di comunità”. Così Carmelo Gagliano presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Genova.

“E’ quello di cui hanno bisogno i cittadini insieme al medico di medicina generale – spiega Gagliano – facendo in modo che in ospedale vada solo chi ha esigenze non procrastinabili”. “Noi siamo pronti, preparati e disponibili per lavorare a domicilio – spiega il presidente dell’ordine – adesso la parola passa alle istituzioni per questo riconoscimento importante”.

Ma chi è l'infermiere di famiglia e di comunità che l’organizzazione mondiale della sanità ha già descritto e introdotto fin dal 2000? “E’ l'infermiere che ha frequentato il master universitario di due anni e con le sue competenze si occupa di 800 cittadini che hanno malattie croniche degenerative – racconta Gagliano - in questo senso in Liguria ci vogliono 2000 infermieri di famiglia che aiutino le persone a identificare le necessità, a programmare gli interventi sanitari prevalentemente in ambito distrettuale ambulatoriale specialistico e solo per i casi estremi, quindi, attivare quelli che sono tutti gli interventi per il ricovero ospedaliero o quant'altro sia necessario”.

In Liguria la sperimentazione è già partita da diversi anni nel distretto 12 Valle Scrivia e Val Trebbia e “stiamo cercando di attivarla in tutte le altre zone – spiega Gagliano - perché abbiamo gli infermieri preparati, abbiamo l'organizzazione pronta ma ci vuole un riconoscimento che arrivi dal governo centrale e autorizzi regione Liguria a farci partire”.

Nelle Regioni dove il ruolo dell’infermiere di famiglia è a pieno regime i risultati sono rilevanti, a partire da una risposta immediata e tempestiva alle esigenze della popolazione, con una riduzione del 20% degli accessi impropri nei pronto soccorso, e una riduzione dei ricoveri (in quanto si agisce prima che l’evento acuto si manifesti), che porta alla riduzione del tasso di ospedalizzazione del 10% rispetto a dove è presente la normale assistenza di cure domiciliari.

Per quanto riguarda la fase 2 negli ospedali Gagliano conferma che la situazione si è decisamente normalizzata: “stiamo rientrando in quello che era l'emergenza pre-covid quindi arrivano negli ospedali tanti cittadini che finalmente riescono ad accedere alle cure che sono programmabili mentre quelle urgenti sono sempre state garantite. Piano piano anche nei reparti si vede la riduzione del numero delle persone affette da covid-19 anche in terapia intensiva e questo ci sta dando un attimo di respiro”.

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