IL COMMENTO


Il nuovo giro di vite di Conte non mette in salvo gli anziani

di Lorenzo Licalzi

domenica 22 marzo 2020
Il nuovo giro di vite di Conte non mette in salvo gli anziani

 Un nuovo giro di vite. Benissimo, lo accettiamo, eppure, tra tutti i provvedimenti sempre più restrittivi che si continuano a prendere, per qualche insondabile e folle ragione NON si prende l’unico che tempo un mese, non dico svuoterebbe le terapie intensive, ma certo le alleggerirebbe di molto, se non altro non le caricherebbe sempre di più. Anche se un certo numero di “giovani” affetti da Covid19 vengono ricoverati in terapia intensiva o accusano sintomi gravi, un DATO è certo, inconfutabile: almeno l’80% di quel 10% della popolazione che finisce, prima in ospedale in percentuale molto più alta, e poi, in parecchi casi, in terapia intensiva, appartiene alla fascia d’età che va dai 7075 anni ai 90 (ed è in questa fascia di età che, tra l’altro, ci sono il maggior numero di persone con le cosiddette patologie pregresse che muoiono, con o per non ha importanza).

Allora, quello che bisognerebbe assolutamente fare, è prendere ogni provvedimento possibile perché gli appartenenti a questa fascia d’età non si ammalino, prima di tutto per la loro tutela, poi per la nostra, visto che ammalandosi finiscono, appunto, in buona parte in terapia intensiva con le conseguenze del caso, in primis l’affollamento generale dei posti letto ospedalieri e dunque la drammatica situazione delle terapie intensive in cui ci troviamo. Detto questo, e considerato che la strada intrapresa, direi giustamente (ma qui il discorso è complicato), è quella della segregazione casalinga, occorre emettere immediatamente (visto che si è perso già troppo tempo) un decreto che IMPEDISCA agli anziani di uscire di casa, anche per fare la spesa o andare in farmacia! Non capisco davvero cosa si stia aspettando trastullandosi con le raccomandazioni. Non credo che ci voglia chissà quale organizzazione per fare in modo che agli anziani che vivono soli (anche in coppia) gli si possa portare il necessario a domicilio (che sia cibo, medicine o qualsiasi altra cosa di cui hanno necessità).

Possono essere i figli, i vicini (insomma una banalissima catena di solidarietà) oppure, per chi non può contare su questa possibilità (pochi secondo me), si dovrà istituire un numero specifico a cui telefonare e gli sarà portato da addetti cooptati all’uso (protezione civile, volontari ecc.) a domicilio. Ma tutti coloro appartenenti alla suddetta fascia d’età, per i prossimi due mesi almeno, non dovranno uscire MAI di casa. Ovviamente chi, che siano parenti o vicini o addetti, avrà contatti con loro (anche gli stessi familiari con cui questi anziani eventualmente convivono) dovranno attenersi rigorosamente alle prescrizioni per ridurre al massimo le possibilità di contagio, ma questo, in realtà, lo si sta già facendo, quindi non sarebbe un certo un problema, e comunque dipende anche dal buon senso di ognuno (che non penso possa mancare quando un figlio ha contatti con suo padre, ad esempio).

Ora, come dicevo, hanno ristretto ancora di più la mobilità, e però va da sé che le persone affolleranno (perché avranno meno possibilità di “diluizione”) ancora di più i supermercati e le farmacie, più che altro (che diventeranno sempre di più veicolo di trasmissione) magari andandoci una volta alla settimana e mettendosi più o meno pazientemente e più o meno con attenzione in coda, e tra questi ci saranno ovviamente anche gli anziani (tra l’altro le persone che più di tutte stanno uscendo di casa con un livello di consapevolezza in molti casi minimo) e per ognuno che si ammalerà ci sarà probabilmente a breve un posto in terapia intensiva in meno. Non solo, dal 26 marzo, seppur a scaglioni, proprio gli anziani andranno negli uffici postali a ritirare la pensione, e sarà una strage. Non ci devono andare! Dovrebbero obbligatoriamente delegare qualcuno (figli o persone fidate) oppure dovranno essere di nuovo persone addette e assolutamente affidabili (da carabinieri a protezione civile) delegate e ritirarla in loro vece.

E’ complicato, me ne rendo conto, ma non è forse complicato, e forse ancora più invasivo, tutto quello che stiamo facendo? Insomma, la sostanza è che venga impedito alla fascia più a rischio di uscire di casa, quasi come fosse un vaccino (se disponessimo di 10 milioni di vaccini, chi dovremmo vaccinare, i giovani o gli anziani? Mi pare ovvio, gli anziani. E perché la cosiddetta “banale influenza” non fa un numero elevato di vittime tra gli anziani? Mi pare altrettanto ovvio, perché ormai quasi tutti si vaccinano. E perché nelle case di riposo, dove c’è la massima concentrazione di popolazione a rischio, ancora (ma fino a quando?) non si ha un numero spropositato di infetti? Perché in qualche modo sono dall’inizio in quarantena, stanno facendo questo, non escono, e hanno contatti per lo più solo con persone, potenzialmente infette, ma che usano le massime cautele). Tra l’altro, i nuovi provvedimenti a qualcosa serviranno, certo, ma non illudiamoci che saranno la panacea, perché prima c’era una moltitudine di persone in circolazione ma relativamente pochi infetti (asintomatici e positivi tra gli altri), quindi le probabilità di incontrarne uno ed essere contagiati erano un tot, oggi invece ci sono poche persone in giro (si fa per dire basta guardare i supermercati) ma, tra queste, vista la diffusione del virus, una moltitudine di infetti (asintomatici e positivi tra gli altri), quindi le probabilità di incontrarli ed esserne contagiati sono più o meno le stesse.

Non so, magari non calcolo qualcosa, e mi pare strano che non si sia preso in considerazione, e per qualche motivo che mi sfugge scartato, questo provvedimento (e sto parlando fin dai tempi della chiusura dell’area Codogno, almeno), ma vorrei che qualcuno mi spiegasse dove farebbe acqua, senza arrampicarsi sugli specchi o trovare impedimenti che con un po’ di buona volontà e organizzazione non si possano superare. Quindi mi rivolgo direttamente a Toti, che in tempi non sospetti, per primo, intuendo la potenziale diffusione del contagio, quando ancora in Liguria non c’era alcun infettato (ufficiale), ha avuto la lungimiranza di dare, senza che nessuno lo obbligasse a farlo, il primo giro di vite, avendo anche problemi per sua questa decisione, e forse ha salvato delle vite. Non credo che oggi egli abbia il potere di prendere un provvedimento del genere in autonomia, ma certamente potrebbe farsene egli stesso promotore verso chi sembra lavorare con tanto impegno e affanno ma con le bende agli occhi. Una cosa è certa, se un tale provvedimento fosse stato preso un mese fa (magari anche con gli altri), se è vero come è vero il dato di cui sopra, oggi, a parte i pesci che sicuramente sarebbero sfuggiti dalla rete (consentitemi questa metafora per amor di chiarezza), le terapie intensive sarebbero molto più gestibili, e questa non è medicina, è statistica!

Commenti


I NOSTRI BLOG

Grif House
Samp Place