IL COMMENTO


Il dolore di raccontare mentre il tuo cuore Ŕ fermo

di Tiziana Oberti

martedý 13 agosto 2019
Il dolore di raccontare mentre il tuo cuore Ŕ fermo

Il silenzio di quel 14 agosto in redazione quando ho ricevuto il primo messaggio “dicono sia caduto il Morandi”. Un attimo di gelo nel sangue e poi l’incredulità che mi ha fatto pensare “non è possibile, sarà una bufala”.

Il silenzio quando ho chiamato il centralino dei vigili del fuoco: nessun saluto, domanda solo un "sì, è vero" che non dimenticherò mai. E poi la prima foto sul cellulare, lì ho capito che nulla sarebbe stato più come prima. Ci sarebbe stato un prima e un dopo. Per qualche secondo mi sono come paralizzata poi dalla bocca sono venute fuori le uniche parole che potevano uscire: “Chiama la regia, andiamo in onda”. In redazione c’erano solo un collaboratore e il montatore del telegiornale.

Sono entrata nello studio, ho messo il microfono e l’auricolare, ho scritto un messaggio al direttore e all’editore “crollato Morandi, vado in onda”. Ho scritto la grafica dell’ultim’ora con l’unica cosa che sapevo: ‘Genova, crollato ponte Morandi’. Il silenzio dello studio prima della sigla li ricordo ancora, li ho dentro. 3, 2, 1 fuori…nessun sorriso, la faccia incredula che parlava da sola così ho cominciato, pochi minuti dopo mezzogiorno, la mia conduzione più lunga e difficile. Ho iniziato con quelle poche parole, subito dopo il collegamento telefonico con il mio collega Luca Russo che proprio sopra il ponte era passato qualche minuto prima. E poi le telefonate dei telespettatori fondamentali per raccontare quello che sembrava impossibile.

Chiudo gli occhi e davanti vedo il brulicare di forze dell’ordine intorno a quel pezzo di carreggiata conficcato nel Polcevera. Il silenzio quando non si possono trovare le parole. Quando ti comunicano che gli ospedali sono stati allertati per 200 vittime, quel numero che continua a salire e mentre lo dici pensi: chi sono? Un respiro e il silenzio quando non sono più riuscita a tenere il conto dei teli bianchi che venivano aperti per coprire i cadaveri.

La lucidità di raccontare mentre il tuo cuore è fermo. Il silenzio delle lacrime arrivata a casa di notte dopo essere stata al coordinamento in regia.

Il silenzio di 43 vite finite, rubate. Il silenzio dell'incredulità.

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