CRONACA


I residenti "dell'isola" di corso Perrone: "Noi, a 200 metri dal ponte, vogliamo essere ricollocati altrove"

di Elisabetta Biancalani

luned́ 25 marzo 2019
I residenti

GENOVA - "Le nostre case non hanno più valore, se dovessimo fare lavori non potremmo perché non si sa che destino abbiamo”. A parlare per la seconda volta a Primocanale, dopo mesi di silenzio, sono i residenti dei quattro unici palazzo di corso Perrone lato Nord di Ponte Morandi, moncone Ovest, circondato da fabbriche, a circa duecento metri dall’infrastruttura crollata il 14 agosto.

“Noi siamo stati zitti per mesi visto che ci rendevamo conto che la tragedia aveva colpito in modo forte altre persone più di noi. Ma oggi siamo stufi di essere invisibili” raccontano i residenti dei civici 92-94-96 e 98, quarantotto famiglie per circa 100 persone, da sette mesi senza bus ma con una parziale navetta che costringe e improbabili cambi per raggiungere il mare. “Grazie anche a Primocanale, a “Genova nel cuore”, la nostra storia è venuta a galla, e ora anche noi vorremmo essere collocati altrove, come i residenti di via Porro, perché oltretutto si parla di metter alla Colisa, ex depositi idrocarburi Erg, cioè a pochi metri dalle nostre abitazioni, gli scavi del Polcevera per i cantieri del nuovo ponte, e tutti sappiamo che cosa è passato nel Polcevera per anni e anni”.

Ci scherzano sù, i residenti della zona, sulle “piramidi che abbiamo sopra la testa, con lo smarino del terzo valico “con 64mila camion transitati sotto le nostre finestre - Chissà col cantiere del ponte che cosa succederà. Ci teniamo alla nostra salute e a quella dei nostri bimbi, quindi vogliamo garanzie sull’amianto presente nelle opere da demolire, sul cantiere futuro. Senza dimenticare che è a trent’anni che abbiamo il mega serbatoio dismesso, e altri ruderi industrialo ma nessuno si è mai occupato di riqualificare la zona: le ipotesi più varie si sono succedute sulla destinazione della zona, dallo stadio all’autoparco. Ora con la demolizione del ponte o riqualificano, ma senza metterci altri rifiuti, oppure ci allontanino perché così viviamo in un limbo”.

Loro dovevano essere ricollocati anni fa, quando da qui sarebbe dovuta passare la Gronda autostradale bassa. Il Comune ci aveva già portato a spasso a vedere luoghi alternativi, più tutto svanì con la scelta del tracciato “alto”.

Prossimo passo intanto il riottenimento della linea bus 63, sospesa dal crollo del ponte Morandi, “che Pesci di Amt ha garantito a metà aprile”.

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