IL COMMENTO


I buchi neri nel paradiso genovese, detriti e macerie in corso Italia

di Franco Manzitti

sabato 11 maggio 2019
I buchi neri nel paradiso genovese, detriti e macerie in corso Italia

 Meno male che Boccadasse è ripartita, che le ferite sanguinose della mareggiata terribile di fine ottobre sono state rimarginate e il borgo della cartolina genovese più conosciuta è repartito con investimenti e ricostruzioni pubblici e privati. Ma se si gira l'angolo della chiesa di sant'Antonio, se si sbuca dalla creuza magica che sale dalla spiaggetta di sassi e gozzi, ecco che Genova tradisce la sua immagine migliore.   La Baia degli Angeli, storico stabilimento a picco sul mare, devastata dalla ultima tempesta e da incredibili vicende giudiziarie, amministrative e fallimentari, è un rudere abbandonato nel posto più affascinante della costa genovese, dove corso Italia, la passeggiata che dovrebbe essere in competizione con gli angoli più belli della costa italiana, si tuffa nel blù dell'arco ligure spaziando i confini della città fino a Capo Mele.   Come è possibile che l'angolo più pregiato di questo pezzo di Genova, in epoca di grande rilancio turistico, di speranze per un nuovo sviluppo economico, si infranga nel degrado? A nessuno interessa quello scoglio che fa da confine a Boccadasse, che per decenni è stato uno degli stabilimenti più “pregiati” per la posizione e per l'esposizione. La nuova giunta di Bucci ha dovuto due anni fa sgombrarlo dalle macerie della ultima gestione, schiacciata dai debiti del concessionario debitore del Comune. Venti posti di lavoro, uno stabilimento balneare, una palestra, due terrazze sul paradiso, un ristorante, insomma un angolo perfetto all'inizio del Lungomare, cancellati in un colpo solo. Sono passati quasi tre anni e il mare ha pure infierito sui resti delle cabine, delle strutture in disfacimento e corso Italia comincia con questo buco nero.   Ma se prosegui sulle piastrelle della passeggiata, dove porteresti qualsiasi viaggiatore desideroso di vedere il mare di Genova, e arrivi fino al Lido e ai confini esterni dello stabilimento balneare, una volta il più grande d'Europa, le sorprese “nere” non sono finite. La mareggiata con il vento di tempesta e le onde di otto metri in ottobre ha anche colpito e affondato una attrezzatura che incredibilmente occupava il mirabolante terrazzo dello stabilimento, un lavamacchine con annesse spazzole, impianti idraulici e un gabbiotto-ufficio. Ora questo impianto semidistrutto dal vento e dal mare “giace” inutilizzato, occupando uno degli spazi più importanti del water front genovese.

Che ci faceva prima il lava macchine, quando per lo meno svolgeva il suo servizio, e che ci fa oggi che è un altro rudere? Lo spazio sul quale l'impianto è stato installato era di proprietà della societa Columbus '92, satellite del Lido nella precedente proprieta, quella della famiglia Rizzo-Rapallini. Ora tutto è passato ai nuovi propietari del grande stabilimento, tre importanti soci genovesi, Balestrero, Di Gregorio e Bruschettini, una cordata forte, fatta di industriali farmaceutici, finanzieri immobiliari e importanti imprenditori dell' import e export alimentare, che lottano per portare agli antichi splendori lo stabilmento, tra difficoltà ambientali (due devastanti maximareggiate nelle ultime stagioni) e ostacoli burocratici ad avere permessi per modernizzare un impianto decollato negli anni Sessanta, ma che si è un po' fermato, malgrado la nuova gestione, per colpa delle micidiali mareggiate che lo hanno colpito al cuore.

  Voci non confermate ufficialmente dicono che a questa area, dove nei week end si esalta lo struscio balneare genovese, si siano rivolti gli interessi della multinazionale Mac Donald che voleva realizzare una sua struttura automobilistica in stile americano del tipo, passo in macchina, mi prendo al volo il mio hot dog con le patatine fritte senza neppure scendere, mentre ammiro il mare . Il progetto avrebbe trovato un perentorio niet paesaggistico, perchè le scritte pubblicitarie che invitavano alla sosta-panino contrastavano con l'immagine sicuramente pregiata di Corso Italia.

E così il piazzale resta lì con il cadavere del lava macchine e spesso una bancarella che vende libri usati come massima attrazione per i passanti e i numerosi corridori in allenamento da jogging sul Lungomare.D'altra parte che cosa ci si può aspettare da corso Italia, che incomincia con il “deruo” della Baia degli Angeli e finisce con il cumulo di detriti su Piazzale Kennedy, lo spazio da decenni sprecato nella zona cruciale del water front genovese? Genova turistica non è solo lo splendore dei Rolli, i segreti del centro storico, le attrazioni del Porto Antico, domani magari anche la catena dei forti sulle alture, finalmente fruibili. Genova turistica è anche il mare dalla Fiera alle mirabilie di Nervi, lo scenario intorno al gioiello di Boccadasse. Quello lo stanno rilucidando, ma il resto fa un po' tristezza.

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