IL COMMENTO

Dopo il vertice notturno a Roma

I Benetton si 'liberano' di Autostrade con i lavori da fare e tenendosi i dividendi miliardari incassati

di Andrea Scuderi

mercoledý 15 luglio 2020
I Benetton si 'liberano' di Autostrade con i lavori da fare e tenendosi i dividendi miliardari incassati

Dopo il vertice notturno che ha portato, dopo due anni di proclami e incertezze, alle prime decisioni sul futuro di Autostrade, restano le perplessità su una operazione che rischia di tramutarsi in un regalo a chi fino ad oggi ha gestito l’infrastruttura, compreso il ponte Morandi crollato il 14 agosto del 2018, provocando 43 vittime e danni ingentissimi all’economia genovese e ligure.

Secondo quanto è stato riportato, Atlantia è pronta a cedere, gradualmente, tutta la partecipazione in Aspi (l’88 per cento) a Cassa Depositi e Prestiti, la Spa controllata dal ministero dell’economia che ha come mission quelle di promuovere la crescita del paese e di gestire il risparmio postale. Spetterà allo stesso dicastero dell’Economia e quello delle Infrastrutture, il compito di definire i dettagli dell’operazione.

Non si passa dunque dalla revoca della concessione per togliere ai Benetton la gestione delle Autostrade, ma da un affare che vede protagonista la stessa Atlantia e il governo italiano. Così Atlantia dopo aver beneficiato di tutti i vantaggi economici della concessione, garantendosi utili record, non garantendo la manutenzione delle autostrade, si potrebbe liberare dell’infrastruttura, proprio ora che – come si capisce da queste terribili settimane vissute tra code e cantieri in Liguria – devono essere oggetto di pesanti e costosi interventi di messa in sicurezza, legati alle ispezioni in corso, e non fatte prima, di questi giorni. In altre parole i Benetton si sono tenuti le autostrade fin quando si sono rivelate un pozzo di petrolio. Le restituiscono massacrate e da sistemare.

Lo Stato – tramite Cassa Depositi e Prestiti - si ritroverà il bene in concessione con le misure su cui ha premuto il Premier Conte: il taglio delle tariffe e la riduzione dell’indennizzo in caso di revoca da 23 a 7 miliardi. Ma queste misure limitative sembrano ad andare a gravare sulla nuova Aspi, che va in mano pubblica, pagando il cosiddetto indennizzo compensativo di quasi tre miliardi e mezzo. 

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