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Se Mario Draghi, come tutto lascia presagire, varerà un governo capace di gestire, insieme, la pandemia e la derivante (in parte) crisi economica, alla fine dovremo dire grazie a Matteo Renzi. Se usciamo dalle strumentalizzazioni di parte e da alcune ipocrisie del momento, due cose dette da Renzi sono assolutamente vere.



La prima: il recovery plan, così com'era nella sua primissima versione, faceva schifo. Nella seconda è decisamente migliorato, ma non abbastanza da superare critiche e obiezioni che sarebbero arrivate puntualmente dall'Europa. Che ci mette circa 209 miliardi di euro e, però, ci chiede di utilizzare quel denaro non in spesa corrente ma per investimenti. Facendo anche riforme che sono attese da decenni.


La seconda cosa vera detta da Renzi: questo governo,
che pure egli stesso aveva favorito, era in tutta evidenza inadeguato agli improbi impegni che lo avrebbero atteso. Ha commesso molti errori e molti altri ne avrebbe commessi. Non possiamo permettercelo.

Ciò che di Renzi non mi sento di condividere è stato l'eccesso di tatticismo: ci ha portati alla fine del Conte bis, e al mancato varo del Conte ter, seguendo una strada molto tortuosa, che ci ha fatto perdere giorni importanti. Doveva essere più diretto e immediato Renzi, evitando anche di farsi logorare. Ed evitando scivoloni come la conferenza tenuta in Arabia Saudita, in un Paese non propriamente democratico e in un momento nel quale un senatore della Repubblica italiana di così rilevante ruolo doveva evitare ogni "distrazione".


Però grazie Renzi, perché con la crisi che ha innescato
si produce uno scossone che altrimenti non ci sarebbe stato. Toccherà a Mario Draghi farsene carico. A me è capitato di conoscerlo quando era direttore generale del Tesoro: incontro troppo frugale per trarne un giudizio. Di sicuro, però, come hanno dimostrato i fatti, è persona capace, competente e anche di straordinaria abilità politica. Lo ha dimostrato al vertice della Banca centrale europea, di cui è stato presidente per sette anni e dove, grazie all'alleanza che seppe siglare con la cancelliera tedesca Angela Merkel, non solo superò l'ostilità della Bundesbank tedesca, ma impose quel "quantitative easing" con il quale la Bce ha comprato titoli di Stato italiani salvandoci da uno spread in rapida crescita.

Sulle capacità di Draghi gira un aneddoto. Quando l'ex presidente americano Barak Obama aveva un problema, o lo aveva il suo staff economico, la richiesta era sempre la stessa: "Chiamate Mario". Qualcosa vorrà pur dire, no? Vuol dire, ad esempio, che il premier incaricato si circonderà di ministri alla sua altezza e questo ci dà la garanzia di un governo davvero fatto di gente capace. Forse non "i migliori" (sic!), battuta che si fece scappare l'ex presidente Conte a proposito della sua squadra, ma capaci sì.


Politicamente Sergio Mattarella ha rivolto un appello a tutti i partiti affinché sostengano il nuovo esecutivo, essendo molte, troppe, le controindicazioni per le pur costituzionalmente possibili elezioni anticipate. Probabilmente sarà ascoltato, anche perché tante forze politiche  hanno già avuto modo di "votare" per Draghi. Una prima volta quando Silvio Berlusconi lo propose come governatore di Bankitalia, e nessuno si mise davvero di traverso. E una seconda quando venne designato per la guida della Bce, epoca alla quale risale, per i risultati attesi e arrivati, il nomignolo di Supermario. Si sappia, però, che Draghi non è uno che risulta simpatico né che aspira ad esserlo. E si sappia pure che è molto pragmatico, serio, rigoroso e che va dritto per dritto all'obiettivo.   Insomma, non è un piacione. Ma chissenefrega, non è di questo che ha bisogno l'Italia.