IL COMMENTO

L'invettiva

Genova incartapecorita, giovani e vecchi con l'alibi delle generazioni

di Franco Manzitti

martedė 13 ottobre 2015

Lo scontro generazionale č stato al centro dell'invettiva di Franco Manzitti durante la trasmissione Macaia


Finiamola con questa storia dei vecchi che non lasciano il posto ai giovani, con le generazioni genovesi pietrificate nell'attesa che i sessantenni, i settantenni e perfino gli ottantenni lascino il passo. In politica, certo, ma anche nell'impresa, nelle professioni, nel commercio e in quel catafalco che è l'Università degli ex baroni, che ancora tali sono ed, anzi, peggio, con la scusa che non ci sono soldi.

Dopo decenni di giochetti generazionali l'abbiamo capito: è una scusa, uno schema di gioco che “copre” i senior e giustifica gli junior, mentre Genova si incartapecorisce, già è la più vecchia del mondo, se la batte con il Giappone e figuriamoci se non deve essere governata nei suoi gangli vitali da quelli più agé…

Sono i partiti politici e in particolare quello che da quasi quarant'anni, ha tenuto il potere ovunque, determinando il nostro destino, che tentano soprattutto di resistere: il PD, ex Ds-Margherita, ex PDS, Ex Pci, ex Cosa, ex Quercia, ex mezzo Ulivo: tante sigle, tanti nomi, tanti simboli per restare lì. Incarico, posto, ruolo, stipendio, magari vitalizio.

Certo, ci hanno provato i democratici a far vedere che svecchiavano. Hanno scelto segretari giovani, rampantini e vogliosetti, Victor Rasetto, Giovanni Lunardon, Alessandro Terrile, trenta, quarantenni in ostaggio dei vecchi, che però li impallinavano, non legittimavano mai, sparavano addosso o gli facevano sparare anche dai coetanei, come in quella mirabile uscita della delfina Paita, che annunciava via streaming: “Quando divento presidente quelli li sbatto via tutti...”. Solidarietà generazionale.

Sappiamo come è finito quel rinnovamento nel partito del potere: la ultra rinnovata candidata Paita, scelta dal sessantenne Burlando motu proprio, ha trascinato il partito nel naufragio, che ha fatto riemergere i vecchi, una legione di duecento. È arrivato il commissario, che non sa cosa fare, tra i giovani e i vecchi.

Giunta regionale a parte, con una inopinata media di 47 anni di età, altrove il problema non si pone nemmeno, scesi di cavallo Grillo e Scajola over 65 ambedue, a destra che fermenti giovanilisti ci sono? Fuori dai partiti pensano sempre a “uno dei nostri”, che non è mai, ovviamente un bambino, in porto Biasotti, 67 anni, alla Camera c'è Odone IV, ma i giovani rullano nella rinnovata giunta, in Confindustria c'è l'ingegner Zampini, non uno young boy. I giovani scalpitano sempre, i vecchi non mollano un centimetro. Le gazzette raccontano e la città non si muove.

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