CRONACA

Il ruolo di Primocanale

G8 vent'anni dopo, la docuserie di Primocanale - il racconto dei media: Genova divisa, i lacrimogeni e i limoni

giovedì 15 luglio 2021

A vent'anni esatti dal G8 di Genova dell'estate del 2001 Primocanale ha deciso di raccontare la sua storia, come quei fatti hanno cambiato la storia della televisione. Una docuserie in 8 puntate realizzata da Primocanale Production in onda dal 13 luglio riporta la cronaca di quei giorni che hanno sconvolto la quotidianità della vita della città. Le interviste ai protagonisti dell'epoca istituzionali dell'epoca, a chi lavorava nei media per raccontare quanto stava accadendo, ai cittadini. Un'attenta alternanza tra interviste, nuove verità e le immagini di allora. Il lavoro curato per quanto riguarda la parte giornalistica da Elisabetta Biancalani, Lorenzo Vigo regista della docuserie ed Edoardo Rossi direttore della fotografia.


GENOVA - Primocanale e le immagini che fecero il giro del mondo. I media vent'anni fa hanno raccontato, testimoniato quanto accadeva a Genova nel corso del G8 del 2001. Un ruolo fondamentale svolto da giornalisti, operatori e tecnici che per giorni interi hanno portato la cronaca di quello che accadeva in città. Primocanale ricorda quell'evento con una docuserie che a vent'anni di distanza dal luglio 2001 ripercorre quei drammatici giorni.

CLICCA QUI PER GUARDARE LE PUNTATE DELLA DOCUSERIE.

E proprio per Primocanale quel G8 si trasformò in evento che portò le sue immagini in ogni angolo del pianeta. Pura informazioni di quello che stava accadendo. Per farlo una squadra di giornalisti molto giovani guidati dall'editore Maurizio Rossi che mesi primi stipulò il contratto che nominava Primocanale tv ufficiale del G8 (GUARDA QUI).

"E' stata un'esperienza incredibile da un punto di vista professionale e umano, avevamo una grande responsabilità" Ilaria Cavo era la giovane direttrice di Primocanale che gestì la lunga diretta di quei giorni intensi per Genova.

Giovanni Porcella conduceva dagli studi di Terrazza Colombo, anche lui ricorda l'importanza di pesare ogni singola parola di quello che veniva detto in onda: "C'era la responsabilità di raccontare eventi straordinari a una popolazione coinvolta direttamente ma che aveva riflessi in tutto il mondo".

"Mi muovevo per la città e sentivo dalle finestre delle case la diretta di Primocanale" racconta Enrico Cirone. "Fu una settiama carica di emozioni e di paure. Tutto il materiale che giravamo lo dovevamo portare materialmente nei punti prestabiliti per la messa in onda" spiega Elisabetta Biancalani. "I giorni prima la città stava andando sempre più blindandosi, le grate molto alte, davano l'impressione di una barriera insormontabile" ricorda Luca Russo, giovane inviato per le strade di Genova e in redazione con gli aggiornamenti continui su quanto accadeva in città.

Un lavoro incessante quello portato avanti dai media, in situazioni anche di pericolo. Per alcuni fu un trampolino di lancio, per altri un'esperienza che segnò il proprio cammino professionale negli anni avvenire. Tra loro anche due giovani cronisti come Davide Lentini e Gianluca Ales. Tra i più esperti Michele Varì, all'epoca giornalista in forza al Corriere Mercantile che racconta come tra i trucchetti usati dai giornalisti in quei giorni c'era l'abitudine di spruzzare del limone vicino agli occhi e nelle vie aree per limitare gli effetti dei lacrimogeni che venivano sparati dalle forze dell'ordine durante scontri e momenti di tensione.

Ma il lavoro di informazione continua coinvolse tutte le testate nazionali e non che avevano la loro base ai Magazzini del Cotone, in piena zona rossa. Tra loro chi raccontava e gestiva l'informazione in quei giorni anche Franco Manzitti e Mario Paternostro, rispettivamente all'epoca caporedattore della redazione Ligure di Repubblica e vicedirettore de Il Secolo XIX. "L'attesa del G8 era iniziata da tempo ed era una attesa nervosa anche se ancora non consapevole di quello che sarebbe accaduto, arrivarono per rafforzare la nostra squadra anche degli esperti di politica internazionale, furono giornate molto intense" ricorda Manzitti.

"Furono giorni brutti, il primo sconcerto lo abbiamo avuto la mattina, quando ci siamo resi conto tutti che vivevamo in due città: una città chiusa in una gabbia dove stavano i grandi della terra e poi l'altra Genova dove è successo di tutto" spiega Paternostro. 



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