cronaca

A diciasetteanni dagli eventi del 2001
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A diciasetteanni dal G8 di Genova ha ancora più senso essere qui perché le ragioni per cui siamo scesi in piazza allora, per cui qualcuno si è preso le botte, qualcun altro le torture e chi come Carlo una pallottola in testa, sono ancora drammaticamente attuali". C'è anche l'ex presidente di Emergency Cecilia Strada in piazza Alimonda nel diciassettesimo anniversario dalla morte di Carlo Giuliani.


"E' necessario parlare delle disuguaglianze crescenti, dei cambiamenti climatici, delle guerre, delle violenze e delle persecuzioni che spingono le persone a scappare dalle loro case - aggiunge la figlia di Gino Strada - e forse c'è bisogno di farlo più che diciassette anni fa perché a Genova abbiamo perso una grandissima occasione che era parlare dei contenuti, ma la risposta militare che ha sporcato di sangue le idee di chi era in piazza non ha fermato il bisogno di parlare di queste cose".

Circa duecentocinquanta le persone che ancora una volta i sono strette attorno alla famiglia di Carlo Giuliani. Nell'aiuola centrale della piazza, a pochi metri da dove Carlo Giuliani fu ucciso dal proiettile sparato dal carabiniere ausiliario Mario Placanica, c'è un cippo che da anni è al centro di polemiche politiche, anche quest'anno un sindacato di polizia e i consiglieri comunali della Lega sono intervenuti chiedendone la rimozione.

"I cippi servono per ricordare ed essere memoria della nostra storia - replica il presidente di Arci Genova Stefano Kovac che nel 2001 fu tra gli animatori del movimento no global - quello che è successo diciassette anni fa a Genova è una cosa molto grave che non può essere dimenticata. Il cippo è il segno di quello che è successo e di quello che Amnesty International ha definito la più grande violazione dei diritti umani sistematica avvenuta nell'Europa occidentale nel dopoguerra. Per questo deve restare, per la memoria di chi verrà dopo di noi".



IL COMMENTO DEL SINDACATO DI POLIZIA


Carlo Giuliani rappresenta un esempio di cosa non bisogna fare, e questo va detto soprattutto ai nostri giovani". Lo dice il segretario dell'Fsp Polizia Valter Mazzetti commentando la manifestazione per ricordare in piazza Alimonda il ragazzo ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere durante gli scontri al G8 del 2001 a Genova. Anche il sindacato, in occasione del 17esimo anniversario di quei tragici giorni, ha organizzato un'iniziativa nel capoluogo ligure sottolineando che dei fatti del G8 si continua a dare una "lettura "parziale". "Da Genova, ancora una volta - afferma Mazzetti - parte un messaggio contraddittorio e schizofrenico: si vogliono condannare violenze e illegalità celebrando qualcuno che morì commettendo violenze e illegalità".

Secondo l'Fsp Polizia, la manifestazione per Giuliani ha "il sapore di una vera e propria cerimonia celebrativa di un giovane uomo che ha perso la vita, e questo certamente non va bene, ma che è morto in circostanze delittuose in cui si è venuto a trovare per sua precisa scelta. Si continua a non chiamare le cose con il loro nome, nascondendosi dietro al dolore di un lutto che è rispettabilissimo, ma che non può consentire di esaltare la figura di una persona che ha commesso fatti gravissimi come fosse un martire".

"Aspettiamo di sentire dire - ha concluso - che quanto accadde fu una tragedia, ma conseguenza di un comportamento, quello di Giuliani, che è e resta da censurare, senza se e senza ma. Il messaggio da dare in occasione dell'anniversario della morte di Giuliani può essere uno solo: attaccare le Forze dell'ordine e rischiare di uccidere un carabiniere non può essere ammissibile, comprensibile o spiegabile, e morire facendo questo non è un merito".