cronaca

Dopo la lettera del presidente dell'Unione dei Comuni, Simone Franceschi
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 “L’interpretazione dei giudici della Corte dei Conti Sezione Piemonte espressa con delibera 46/2019 che individua la natura del trasporto scolastico come servizio pubblico locale e non a domanda individuale, potrebbe comportare non pochi problemi nella prosecuzione dell’esercizio dell’attività da parte dei Comuni, che peraltro, hanno sempre effettuato tale servizio sostenendone la spesa anche con risorse proprie, spesso considerevoli”. Questo il tema al centro della lettera che il segretario generale dell’Anci, Veronica Nicotra, ha inviato al Capo del Ministro dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università Giuseppe Chinè e al Capo di Gabinetto del Ministro delle infrastrutture, Gino Scaccia.

La missiva sottolinea che il trasporto scolastico è un servizio pubblico, riconosciuto nell’ambito del diritto allo studio, costituzionalmente garantito, rivolto alle famiglie a sostegno della fruizione dell’istruzione di base e il cui esercizio da parte dei comuni, non dovrebbe essere subordinato a regole così rigide.

 

Da qui l’invito ai due Ministeri a individuare, prima dell’avvio del prossimo anno scolastico, una idonea soluzione attraverso un intervento normativo oppure una circolare esplicativa che definisca, nell’ambito dell’autonomia dell’amministrazione e nel rispetto degli equilibri di bilancio, le modalità per assicurare alle famiglie un servizio fondamentale.


Il tema era già stato affrontato a livello ligure, qualche ora fa, dal presidente dell'Unione dei Comuni di Vallescrivia e sindaco di Vobbia, Simone Franceschi, con un intervento indirizzato ai vertici governativi, regionali e metropolitani. Scrive il primo cittadino: “Sono a richiederVi un opportuno intervento, per modificare la norma vigente e permettere così alle Amministrazioni locali di integrare come ritengono giusto le tariffe dello scuolabus, o anche di regalarlo alle famiglie quando ritenessero che questo servizio generi coesione e futuro stesso delle comunità.  Si tratta di garantire autonomia decisionale ai Comuni, rispettando le loro volontà e anche l'organizzazione dei servizi pubblici sui territori. Una modifica dell'articolo 5 del Dlgs 63/2017 è dunque urgente, entro il 1° settembre 2019, per evitare qualsiasi fraintendimento normativo e confusione organizzativa".