cronaca

Nella funzione nessun cenno alla tragedia. Poi il parroco: "Potevo fermare Renato"
1 minuto e 30 secondi di lettura
E' stata essenziale, quasi una semplice benedizione del feretro, l'addio a Clara Ceccarelli, la negoziante straziata con cento coltellate dal suo ex compagno Renato Scapusi nel sua pantofoleria di via Colombo.

Nella chiesa della Consolazione di via XX Settembre, come desiderato dai familiari, poche persone, in prima fila il padre Sergio, il figlio Mauro, e le due amiche del cuore, Rosanna e Maria Luisa.

Padre Pierluigi, il parroco, dopo la cerimonia ha ammesso di sentirsi in colpa, perchè mezz'ora prima del delitto aveva visto Renato, che aveva un passato da volontario nella parrocchia, vagare nella strada:

"Renato tre o quattro anni mi ha dato una mano quando preparavo il presepio ed era contento di farlo, sapevo delle sue recenti difficoltà.

L'ultima volta che l'ho visto? Mezz'ora prima che succedesse e mi sento tremendamente in colpa. Stava passeggiando in via Colombo un po' vicino al negozio, volevo parlargli, volevo dirgli dove stai andando? Ero tentato di dirlo, non gliel'ho detto, mi sono fermato, sapevo che aveva tentato il suicidio, mi parlava sempre di queste cose, insisteva su queste cose io gli dicevo lascia perdere e cambiavo discorso. Sapevo che era schiavo del gioco, ma facevo finta di niente. Clara la conoscevo, era molto più semplice e schiva, ci salutavamo, conosco anche il figlio.

Sapeva delle frizioni fra i due?
"Un po' me ne avevano parlato le amiche di lei".

Si poteva evitare questa tragedia?
"In altro modo, forse insistendo, standogli vicino, facendo riprendere i dialoghi che c'erano prima, la pandemia ci impedisce di incontrare le persone, e non lo dicono come scusante, ma lasciando sole le persone ecco succede".

Andrà a trovare Renato in carcere?

"Bravo, ci stavo pensando, lo farò, cosa gli dirò? Ci guarderemo negli occhi".