Cronaca

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"Nessuna prova contro il parroco don Luciano Massaferro è stata trovata dai periti del tribunale all'interno del computer portatile che il sacerdote usava per annotare qualsiasi elemento della sua vita. E questo per noi è un punto fondamentale". Lo dicono gli avvocati del sacerdote di Alassio in carcere dal 29 dicembre scorso con l'accusa di aver molestato una chierichetta di 12 anni, all'uscita dall'udienza di stamattina davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Genova ai quali hanno presentato istanza di scarcerazione per il loro assistito. Udienza durata circa 2 ore. I giudici hanno una settimana di tempo per decidere, ma prevedibilmente si esprimeranno già domani o lunedì. La discussione di ieri è stata incentrata sull'attendibilità della testimonianza resa dalla bambina, cresciuta in un ambiente familiare difficile. Gli avvocati hanno presentato le testimonianze di alcune persone che la conoscono e che dimostrerebbero che si tratta di una bimba molto fantasiosa. "Fatto sostenuto anche dai medici del Gaslini che l'hanno visitata", hanno ribadito gli avvocati. Sull'ipotesi dell'esistenza di un quarto computer utilizzato dal parroco, per il quale la procura avrebbe raccolto alcune prove, gli avvocati ribadiscono che don Luciano ne nega l'esistenza. All'udienza hanno partecipato anche i magistrati savonesi Gian Battista Ferro e Alessandra Coccoli, che hanno richiesto l'arresto del sacerdote, i quali hanno presentato una memoria con la ricostruzione delle prove in loro possesso, tra cui la testimonianza della bambina che avrebbe raccontato le attenzioni particolari del sacerdote in almeno tre occasioni: in canonica, nella cascina di una villa privata e mentre la trasportava in scooter.