cronaca

In aumento anche la percentuale di chi è ricaduto nella malattia
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Tra i tanti effetti negativi del Coronavirus c’è anche quello legato all’abuso di alcol, in epoca di quarantena infatti, le ricadute di chi faticosamente stava lottando con la propria dipendenza, sono in aumento. Alla base della riacutizzazione il senso di solitudine e di impotenza, quel profondo malessere di chi lotta con e per se stesso e che in questo periodo è messo a dura prova.

“Molti nostri pazienti che hanno malattie legate al fegato ma che sono anche alcol-dipendenti li dobbiamo seguire telefonicamente, quelli più gravi devono presentarsi con le cautele del caso che sono abbastanza complicate”, spiega Gianni Testino, primario Dipendenze ed Epatologia Asl3 Policlinico San Martino. 15% di ricadute alcoliche, è questo il dato fornito da Testino: “Per noi questo significa mesi e mesi di lavoro buttato al vento”.

Al centro del malessere di soggetti già fragili ci sono solitudine e status ansioso-depressivo, il rischio concreto è quello di ricadere nella sostanza (alcol ndr) che per loro rappresenta un mezzo per uscire dalle proprie sofferenze. “Questi pazienti con la ricaduta purtroppo si intossicano, per questo è meglio che non si rivolgano al pronto soccorso, già sommerso di lavoro”, ci racconta Testino. “Preferiamo – prosegue – che vengano in reparto per affrontare subito il problema, la ricaduta è ancora più difficile da riprendere”. In Liguria il 20% della popolazione assume alcol in modo rischioso, oltre i limiti, e questi sono dati non collegati al Coronavirus, in questo periodo però, il problema dell’eccesso, si è acuito.

“È stato estimato un aumento del consumo di alcol che varia dal 180% al 250% e questo è stato rilevato in tutte le regioni italiane, compresa la nostra Liguria”, sottolinea Testino. Se da una parte le bevande alcoliche sono in assoluto di per sé dannose, dall’altra è scientificamente studiato che l’etanolo aumenti i recettori per il Covid. E allora, la domanda al primario Dipendenze ed Epatologia Asl3 Policlinico San Martino nasce spontanea. “Ma quindi prof. un bicchiere di vino al giorno si può bere?”, gli chiediamo. Gianni Testino risponde: “Diciamo che una bevanda alcolica nelle nostre tradizioni, come il vino, senza esagerare, può essere considerato un rischio accettabile”.

La stima che parte direttamente dal reparto del dott. Testino è che aumenteranno i casi di consumo dannoso e di dipendenza vera e propria. “L’alcol non aumenta le difese immunitarie, è esattamente il contrario, l’alcol non aiuta a disinfettare le nostre mucose, sono tutte fake news che hanno contribuito ad aumentare il consumo di bevande alcoliche in questo periodo di quarantena forzata”, spiega il primario. La solitudine? In sostanza, non si cura con l’alcol. “L’economia sarà contenta dell’aumento del mercato, ma non si può sottovalutare il danno psico-fisico e la salute dei nostri cittadini”, conclude Testino.