salute e medicina

L'appello del direttore di cardiochirurgia del San Martino: "Non abbiate paura"
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La paura del contagio da Covid-19 ha fatto triplicare i morti per infarto. Una situazione che rischia di vanificare 20 anni di prevenzione. A inizio pandemia cardiologi e cardiochirurghi aveva già colto questa tendenza confermata ora da uno studio nazionale della Società italiana di Cardiologia, condotto in 54 ospedali, in fase di pubblicazione sull’European Heart Journal. A confronto la settimana dal 12 al 19 marzo di quest’anno in piena emergenza coronavirus con quella dell’anno scorso.


“Le persone sono spaventate perché ovviamente il messaggio di evitare l'accesso al pronto soccorso quanto più possibile in virtù della pandemia ha fatto sì che qualcuno evitasse di venire in ospedale anche di fronte a sintomi importanti – spiega Francesco Santini direttore UO Cardiochirurgia del Policlinico San Martino di Genova - molte malattie cardiovascolari sono tempo-dipendenti e questo se da un lato ha portato al fatto che qualcuno non è venuto in ospedale qualcun altro c'è venuto in ritardo”.


Il rischio molto pericoloso è quello di abbassare la guardia sulle malattie cardiovascolari che causano circa 260mila decessi ogni anno.
“Il ritardo con cui molti si sono recati in ospedale in queste settimane – sottolinea Santini - ha fatto sì che la prognosi ne fosse condizionata questo vale per la chirurgia delle malattie cardiovascolari ma anche per la cardiologia che ha registrato meno accessi per l'infarto che è una patologia ovviamente costante che non subisce sostanzialmente delle oscillazioni ma che apparentemente in questa fase li ha subiti e proprio perché le persone sono state più restie abbiamo trattato più malati in una fase avanzata dall'infarto che poi è uno scompenso acuto che richiede talvolta un trattamento completamente diverso”.


Per paura del contagio insomma i pazienti ritardano l’accesso e arrivano in condizioni sempre più gravi, con complicazioni, che rendono meno efficaci le cure salvavita entrate negli ultimi anni nella quotidianità degli ospedali.


“Se questa tendenza dovesse persistere ora che è passata questa prima fase di emergenza avremo più morti per infarto che di Covid-19” questo l’allarme del presidente della Società italiana di Cardiologia.
L’appello del direttore della chirurgia del Policlinico San Martino. Hub regionale, è quello di non aver paura di andare in ospedale se necessario, ovviamente: “se un paziente avverte i sintomi suggestivi di una patologia grave deve rivolgersi all'ospedale verrà poi valutato ovviamente il suo accesso e quindi indirizzato anche in un percorso no-Covid in grado di affrontare qualunque patologia spesso le emergenze”.


L’attività nel reparto di cardiochirurgia durante l’emergenza non si è mai fermata e da qualche giorno è ripresa anche per gli interventi non urgenti.
“Noi abbiamo continuato ad assolvere il nostro ruolo di hub regionale per quel che riguarda tutte le urgenze ed emergenze sul territorio ovviamente di pertinenza vascolare – racconta il direttore - abbiamo rimodulato la cosiddetta attività elettiva dedicandoci per questo settore alle patologie non differibili quindi quelle patologie in qualche modo non urgentissime e quindi con necessità di un intervento nell'arco delle prime 24 ore diciamo che sono stati due mesi di attività sostanzialmente continuativa”.