cronaca

E' uno dei settori più belli e amati della regione
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Senza fiori e piante made in Liguria è a rischio uno settori più belli e amati della nostra regione dove operano oltre 4200 imprese, concentrate principalmente nelle province di Imperia e Savona, imprese che ad ora, si trovano in gravissime difficoltà a causa del blocco della mobilità e la chiusura dei negozi fuori confine, oltreché per il divieto, locale e nazionale, di cerimonie come battesimi, matrimoni, convegni, lauree e funerali. Sono quindi necessarie misure urgenti a sostegno del settore che permettano la sopravvivenza delle imprese e la possibilità di non perdere, in futuro, vere e proprie eccellenze locali conosciute e apprezzata a livello mondiale. E’ Coldiretti Liguria che sottolinea le difficoltà provocate, a livello nazionale, dall’emergenza Coronavirus al settore florovivaistico, settore dove la Liguria si distingue per la qualità delle sue produzioni di fiori recisi, fronde ornamentali, piante in vaso e aromatiche, con le esportazioni che ogni anno, in questo periodo, raggiungono principalmente Francia, Germania, Olanda arrivando anche Oltreoceano, per un giro d’affari, interno ed estero, che annualmente raggiunge circa 350 milioni di euro.


“Ad oggi il risultato – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa - è stata già la perdita di fiori e piante che stanno appassendo nei vivai per il crollo, sia interno sia all’estero, degli acquisti di fiori recisi, di fronde e fiori in vaso, e di tutte le produzioni tipiche della primavera, in un periodo in cui per molte delle nostre imprese si realizza oltre il 75% del fatturato annuale. Il florovivaismo ligure trova nell’export il massimo mercato di riferimento e viste le perdite che si stanno già registrando serve l’impegno di tutti per cercare di far uscire il settore da questa crisi senza precedenti, con la definizione di misure urgenti ed immediate da parte delle Istituzioni, che permettano di dare liquidità alle aziende, con finanziamenti a tasso zero e sospensione delle scadenze dei mutui, delle bollette, interventi come la cassa integrazione per i dipendenti e creazione di un fondo straordinario a ristoro della perdita di produzione.”