PORTI E LOGISTICA

A Primocanale parla Antonio Benvenuti

Compagnia Unica in crisi. Il Console: "Vogliamo ciò che ci spetta, nessuno tocchi la Culmv"

di Matteo Cantile

lunedì 28 settembre 2020



GENOVA - La Compagnia Unica rischia il tracollo”: l’articolo di Primocanale.it che ha rimesso al centro del dibattito la pericolosa situazione della Culmv (LEGGI QUI) ha scatenato le reazioni del mondo portuale: i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione, i terminalisti hanno programmato una riunione per domani per affrontare la questione. Ma la Compagnia Unica cosa ne pensa?

“I problemi posti nel vostro articolo non sono certo inventati – dice Antonio Benvenuti, Console della Culmv – noi stiamo lavorando da mesi per trovare una soluzione ai nostri problemi e siamo convinti di poter chiudere in equilibrio. Il tracollo di cui parlate? Certo che si rischia, tutte le società che non approvano il bilancio rischiano di dover portare i libri in tribunale ma sinceramente non vedo perché non dovremmo riuscire a completare il nostro percorso”.

Console, perché siete sempre in perdita?

“Noi non abbiamo una perdita, non ce l’avevamo l’anno scorso e non ce l’abbiamo quest’anno. Abbiamo solo bisogno di un adeguamento tariffario che abbiamo già concordato e che è previsto dai regolamenti. La tariffa fissata dagli accordi è 232 Euro uomo-turno, noi siamo a 227, chiediamo di arrivare a 231 Euro, cioè quanto serve per chiudere in pari. Sbagliano quelli che dicono di essere ‘il bancomat della Culmv’, non è così: serve una tariffa di equilibrio che venga monitorata di mese in mese, è quello che chiediamo”.

Il 2020, però, sta andando molto peggio di quello precedente.

“Quest’anno perderemo 50mila chiamate, abbiamo già consuntivato un calo del 38% del fatturato. E la situazione si sta scaricando direttamente sulle buste paga dei nostri soci che hanno perso moltissimo”.

Non la preoccupano i nuovi assetti in porto: con la fusione Psa-Sech avete, di fatto, un super cliente che rischia di poter dettare le regole.

“Non sono preoccupato. E’ vero che insieme Psa e Sech fanno il 68% del nostro volume d’affari ma è anche vero che noi sbrighiamo il 70% del lavoro al terminal Psa. Possono pensare di fare a meno della Compagnia con numeri del genere? Noi siamo indispensabili per il porto di Genova, garantiamo un modello di flessibilità che nessuno in Italia riesce a eguagliare. Se si ferma la Compagnia, si ferma il porto”.

Tariffa equilibrata, e poi? Cosa chiedete ai vostri interlocutori?

“Noi abbiamo bisogno di un arbitro, che deve essere l’Autorità di Sistema Portuale: abbiamo a che fare con grandi gruppi, Msc, Psa, i fondi di investimento, serve un tavolo in cui ricomporre pacificamente ogni questione. In questo modo tutti saranno costretti a rispettare le regole: noi, certo, ma anche i terminalisti. La strada per il nostro pareggio era già tracciata a febbraio, perché oggi qualcuno cambia idea? Serve un arbitro che fermi queste derive. Perché ci sono terminalisti che pagano in ritardo, obbligandoci a sostenere costi pesanti di interessi bancari per pagare gli stipendi? Serve un arbitro che intervenga e possa obbligare il terminalista inadempiente al rispetto degli accordi. Noi siamo uno strumento di lavoro che deve essere riconosciuto da tutti e che non deve essere messo in discussione ogni anno: se poi qualcuno vuole fare a meno della Culmv, sappia che abbiamo vinto una gara, che abbiamo davanti a noi ancora 5 anni. Queste manfrine, con l’approssimarsi del mese di ottobre, sono molto pericolose”.

A proposito di chi non rispetta gli accordi, è vero che dovete avere molto denaro dal gruppo Cin-Tirrenia?

“Si, è vero. E’ un grosso problema che rischia di far saltare gli stipendi: c’è in ballo una quota considerevole di salari legati a lavori già effettuati che ora sono finiti nel concordato preventivo. Chissà quando vedremo quei soldi”.

I cosiddetti inidonei, quel personale che non può effettuare parte delle lavorazioni, non sono troppi? Non si può studiare un sistema per ricollocarli e rendervi più snelli?

“Noi non dobbiamo essere più snelli, noi abbiamo bisogno di tutti i nostri 1054 soci. L’età media è di 48 anni, non tutti oltre una certa età possono continuare a svolgere certe mansioni: gli anziani, però, hanno anche le maggiori professionalità, conoscono i sistemi di ogni terminal, sono risorse preziose”.

Eppure sembra che qualcosa, prima o poi, sia destinata a cambiare.

“Il nostro modello non è negoziabile, è utile per tutti e arricchisce il porto. Le agenzie, di cui avete parlato anche nel vostro articolo, sono fallimentari, a Livorno è saltata due volte, a Trieste è servita a regolarizzare ditte che non lo erano. Qui la situazione è completamente diversa. Già nel 2009 ci era stata offerta l’ipotesi di spacchettare la Compagnia e ci siamo fieramente opposti e dopo una mediazione con la prefetto Cancellieri abbiamo dimostrato, con i numeri, di avere bisogno di almeno 950 persone. Noi non ci spacchettiamo”.

I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione.

“E’ normale, la situazione è tesa da tempo: i nostri rapporti con tutte le sigle sindacali sono ottimi e continueremo a lavorare per trovare una soluzione positiva ai nostri problemi”.



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