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Il gup di Roma fa cadere "perché il fatto non sussiste" le accuse di appropriazione indebita, riciclaggio e falsa fatturazione

Caso Obiang, Ferrero prosciolto e assolti la figlia Vanessa e il nipote Giorgio

venerdì 30 ottobre 2020
Caso Obiang, Ferrero prosciolto e assolti la figlia Vanessa e il nipote Giorgio

GENOVA -  Prosciolto da tutte le accuse il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero. Il gup Alessandro Arturi, del tribunale di Roma, ha assolto “perché il fatto non sussiste” - scrive askanews - anche le altre quattro persone che erano citate nel fascicolo. L’indagine nel novembre scorso portò ad una serie di sequestri per circa 2,6 milioni di euro, poi parzialmente annullati dal tribunale del Riesame. Nei confronti di Ferrero le accuse erano di appropriazione indebita, autoriciclaggio e utilizzo di fatture false. A rischiare il processo c’erano anche la figlia dell’imprenditore, Vanessa e il nipote Giorgio oltre che due manager Marco Valerio Guercini e Andrea Diamanti.

Nella richiesta di rinvio a giudizio per Ferrero e altri il procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e il sostituto Maria Sabina Calabretta hanno scritto che Ferrero e la figlia “in concorso tra loro e con più atti esecutivi del medesimo disegno criminoso, per procurare alla società Vici srl un ingiusto profitto, si appropriavano indebitamente di parte delle somme accreditate con bonifico estero” per la vendita il 17 giugno 2015 del calciatore Pedro Obiang, per un totale che supera il milione di euro.

Le indagini erano partite dall’analisi di una serie di transazioni finanziarie ritenute anomale da parte delle società del gruppo Ferrero. Il denaro – sempre secondo gli inquirenti – sarebbe stato distratto attraverso l’utilizzo di fatture false emesse da una società riconducibile al patron, anche se amministrata da un altro soggetto; soldi successivamente riutilizzati sia per sanare debiti di altre imprese del gruppo, sia per finanziare un film prodotto da altre due società, sempre riferibili al presidente della Sampdoria. I magistrati della Capitale contestavano a Ferrero “le aggravanti di aver cagionato alla Uc Sampdoria spa un danno patrimoniale di rilevante entità e di aver commesso il fatto abusando di relazioni d’ufficio”.

In base all’impianto accusatorio, poi, veniva contestato a Massimo e Vanessa Ferrero, insieme con Andrea Diamanti, di avere, “con artifizi e raggiri”, simulato un rapporto di lavoro subordinato tra il presidente della Sampdoria e le società Vici srl e con Cgcs srl. Per i sarebbero state “strumentalmente” prospettate “rivendicazioni del tutto infondate legate alla natura del rapporto tra Massimo Ferrero e le predette società”.

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