CRONACA

Creati spazi accoglienti e belli, pensati a misura dei pių piccoli

Carcere, a Genova un progetto educativo per i figli dei detenuti

giovedė 17 dicembre 2020
Carcere, a Genova un progetto educativo per i figli dei detenuti

GENOVA - Un progetto per contrastare la povertà educativa e favorire la relazione tra figli e genitori detenuti nelle case circondariali Marassi e Pontedecimo di Genova, nelle quali si rileva un flusso medio mensile di circa 100 minori, con un'alta probabilità di "sommerso" da individuare. È "La barchetta rossa e la zebra", e si rivolge, appunto, ai bambini che sono costretti a vivere il carcere, perché uno o entrambi i genitori sono detenuti.

L'iniziativa è nata tre anni fa grazie all'impegno di realtà del terzo settore: Il cerchio delle Relazioni come capofila, Il Biscione, la Veneranda Compagnia di Misericordia, il centro medico psicologico pedagogico LiberaMente, Arci Genova e Ceis Genova. Con loro collaborano anche istituzioni pubbliche: il progetto, infatti, è sviluppato in sinergia con l'amministrazione penitenziaria locale e dell'esecuzione penale esterna, finanziato dal bando Prima Infanzia ed approvato da Con i Bambini.

I numeri dei genitori e dei bambini che hanno partecipato al progetto sono molto alti. In meno di due anni di attività (il primo è infatti stato dedicato interamente alla ristrutturazione degli spazi, ndr) ha coinvolto 241 genitori che si sono affidati al servizio in modo volontario, 267 sono stati bimbi contattati e 144 poi quelli effettivamente presi in carico. "I numeri sono più alti delle nostre aspettative - spiega Elisabetta Corbucci presidente dell'associazione Il cerchio delle relazioni -. Alcune mamme, visto il lavoro fatto e i servizi offerti, si sono convinte a portare i bambini per la prima volta nell'istituto penitenziario a trovare il loro papà".

Le azioni del progetto sono state molteplici: dopo una prima fase che prevedeva la ristrutturazione di alcuni spazi all'interno delle case circondariali Marassi e Pontedecimo, si è passati alla creazione di uno spazio accogliente e bello, fatto a misura di piccoli, dove i bimbi possono attendere il momento del colloquio nella maniera più serena possibile. Beneficiari non sono solo i bambini e le famiglie, ma anche gli stessi familiari detenuti, che hanno partecipato attivamente alla fase edile, grazie all'assegnazione di tre borse lavoro.

Sono stati impegnati nel cantiere per un'ottantina di giorni, per un totale di oltre 250 ore. In questo modo sono stati attori principali del progetto e dell'opera di riqualificazione. "Questo non è uno spazio vuoto, ma c'è sempre un operatore presente per capire come sta il bambino e com'è la relazione con i genitori - precisa Corbucci -. L'obiettivo principale è mettere al centro il bambino, nonostante gli spazi angusti di un luogo popolato da adulti. Avere un genitore, oppure entrambi, in carcere ha un forte impatto sui bambini. È un fattore di rischio anche per lo sviluppo di future fragilità emotive, relazionali, lavorative e quindi anche economiche".

"La riqualificazione degli spazi è fondamentale non solo per garantire un luogo accogliente, ma anche per tutelare il rapporto del detenuto con la propria famiglia, elemento essenziale del trattamento penitenziario - afferma Maria Milano, direttrice della casa circondariale Marassi -. Lavorare in un ambiente decoroso è un elemento altrettanto importante anche per tutto il personale penitenziario. Sono certa, quindi, che questo sia un percorso utile anche in termini di prevenzione del disagio sociale e della povertà educativa".

Concentrandosi sui bambini e sui loro bisogni, sono stati anche avviati percorsi di arteterapia per permettere ai genitori detenuti di riappropriarsi dei loro vissuti, rielaborarli e migliorare quindi anche la relazione con i propri figli. "Questo tipo di lavoro - conclude Corbucci - mira proprio a rafforzare le competenze genitoriali e ad aiutare mamme e papà ha raccontare la verità ai propri figli e a confrontarsi con domande dolorose come: 'Perché sei qui? Cosa hai fatto?'. Queste domande, se affrontate nella solitudine, generano una situazione di ansia che a sua volta è portata in sede di colloquio con i figli, innescando un ingorgo nella comunicazione".



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