SALUTE E MEDICINA

“Una lezione da non dimenticare”, il diario del Covid dell’infettivologo

Bassetti, il vaccino obbligatorio e la lezione del padre-maestro

di Mario Paternostro

mercoledì 30 dicembre 2020

Intervistato da Mario Paternostro il direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova Matteo Bassetti parla di Covid, del vaccino e della possibilità di renderlo obbligatorio oltre al rapporto avuto con suo padre Dante, uno dei maestri dell'infettivologia italiana.


GENOVA - Vaccino obbligatorio per medici e infermieri. Anche se siamo in ritardo. “Io avrei voluto obbligatorio anche il vaccino anti-influenzale. Matteo Bassetti racconta in una intervista a Primocanale il suo libro “Una lezione da non dimenticare” edito da Cairo, parla di questa pandemia “che non ci aspettavamo così enorme e devastante” e della sua carriera, da quando, figlio di Dante Bassetti, uno dei maestri indiscussi dell’Infettivologia italiana, decise, temerariamente, di seguire le orme del padre diventando suo studente con tutto quello che una scelta del genere può provocare in un ambiente “scolastico”, universitario e ospedaliero.

Professore lei si è appena vaccinato. Nessuna reazione?

“Tutto benissimo, nessun effetto e aspetto la seconda dose!”

Sarebbe favorevole all’obbligatorietà?

“Sì assolutamente favorevole. Ero favorevole anche all’ obbligatorietà del vaccino per l’influenza. Almeno per il personale sanitario. Il problema è che come sempre in Italia arriviamo tardi perché all’obbligatorietà bisognava pensare prima della campagna vaccinale. Corriamo il rischio di svegliarci a fine febbraio e avere una fetta importante del personale ospedaliero che non sarà vaccinato e allora dovremo correre ai ripari. Ora ci vorrebbe una legge nazionale che imponga almeno al personale sanitario delle strutture che operano con il servizio sanitario l’ obbligo”.

Suo padre, il professor Dante Bassetti ha rifondato l’Infettivologia genovese. Lo chiamavamo il mago degli antibiotici. Lei scrive che è stata un’eredità pesante. Certo è temerario studiare e lavorare con il padre come capo e maestro. Immagino i commenti dei colleghi…

“Non è stato facile, inizialmente volevo fare il cardiochirurgo. Poi mi sono appassionato al mondo degli antibiotici. Purtroppo ho subito capito che la partita non sarebbe stata facile. All’inizio sembrava più facile, ma dopo la morte prematura di mio padre tutto è cambiato. Buona parte di quelli che ancora oggi dicono: Bassetti è arrivato grazie a suo padre dimostrano ignoranza e cattiveria. Mio padre è morto quindici anni fa e il giorno dopo tutti quelli che erano suoi amici diventano nemici e buona parte di quelli che prima dicevano: Ma che bravo Bassettino….. il giorno dopo commentavano: quel raccomandato del figlio di Bassetti…. Mio padre mi ha dato la passione e un po’ dei suoi geni”.

Ora bisogna rifare la sanità nazionale che è stata massacrata da trent’anni e più di tagli bipartisan, da sinistra a destra, al centro.

“Bisogna riscrivere le regole della sanità e della formazione medica. Va rifatta la sanità territoriale. Il ruolo dei medici di famiglia va ridisegnato. I cittadini devono sapere che se vanno dal loro medico di medicina generale non è solo per farsi scrivere una ricetta, ma perché sanno che in lui trovano competenza e collegamento con l’ospedale. L’unico modo è investire nel collegamento ospedale-medici di base e alleggerire i medici di famiglia che hanno troppi assistiti. Come si fa con 1500 assistiti a gestire una pandemia? Ogni medico dovrebbe visitare mediamente il 10 per cento dei suoi assistiti, cioè centocinquanta pazienti… “.

Una follia….

“Il malato così si sente abbandonato.”

Forse la sanità oggi è troppo regionale? C’è chi avanza l’ipotesi di centralizzarla di più togliendo poteri ai territori che spesso sono andati ognuno per proprio conto.

“Non importa se nazionale o regionale: deve essere buona sanità. E poi meno complicazioni burocratiche nei concorsi. Tempi troppo lunghi. Nel mondo un direttore d’ospedale intervista un candidato e se lo ritiene bravo lo prende per sei mesi e se va bene poi lo assume. Bisogna semplificare le procedure e favorire solo il merito.

Se Toti glielo chiedesse farebbe l’assessore alla Sanità?

“No l’ho già detto. Non sarei pronto. So fare il medico e faccio questo”.

Oltre al vaccino sono in arrivo anche nuovi farmaci che voi a San Martino state sperimentando?

“Credo che nel Covid l’unica cosa che ha vinto è la ricerca scientifica e medica. In dieci mesi abbiamo a disposizione diversi vaccini e anche sulla terapia stiamo andando avanti. A giugno 2020 hanno approvato il Remdesirvir anti-virale studiato per tre mesi. Non sarà il migliore del mondo, ma aiuta molto. Ne stiamo studiando altri simili, anche i monoclonali e il 2021 dirà molto anche sul trattamento farmacologico della malattia. Il vaccino va fatto a buona parte della popolazione, ma se qualcuno avrà il Covid avremo anche i farmaci per curarlo meglio. Tutto questo grazie alla ricerca. Chi nega la ricerca scientifica vive nel Medio Evo.”

 



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