CRONACA

Il dossier sulle concessioni continua ad agitare il governo

Autostrade, in Liguria 50 gallerie non conformi a Ue. Cozzi: "Procura non è organo di prevenzione"

venerdì 10 gennaio 2020



GENOVA - Sono 50 le gallerie gestite da Autostrade in Liguria non conformi alla direttiva europea 54 del 2004 (LEGGI QUI). Di queste, 42 sono presenti nella provincia di Genova (dove insistono la A7, la A10, la A12 e la A26). E, ancora, una decina di quelle non conformi sono in Piemonte, in Friuli, meno di dieci in Toscana e Campania. E' quanto emerge dalle carte acquisite nei giorni scorsi dalla guardia di finanza di Genova nell'ambito dell'inchiesta sul crollo di due tonnellate e mezzo di materiale dalla volta della galleria Berte' in A26, il 30 dicembre. Nei giorni scorsi le fiamme gialle hanno acquisito presso la sede di Spea la documentazione relativa ai controlli e ai risultati e alle valutazioni fatte sul tunnel.

Intanto il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, riferendosi all'indagine sul crollo di 2 tonnellate e mezzo di cemento dalla volta del tunnel della A26, avvenuto lo scorso 30 dicembre, ha sottolineato che "la procura non è un organo di prevenzione. Noi interveniamo quando c'e' un fatto, quando c'è un reato. La prevenzione spetta al ministero. Vedremo cosa emergerà dalle carte, ma noi al momento ci occupiamo solo di quanto successo dentro la galleria Bertè. Bisognerà capire se sono stati fatti i controlli in quella galleria, quando sono stati fatti, che risultati hanno dato, se erano adeguati. E poi si vedrà se fare una consulenza con la quale valutare se c'è stato un errore grossolano, se ci sono state anche in questo caso valutazioni fasulle o altro ancora".

Il procuratore è intervenuto nel giorno in cui alcuni calcinacci sono caduti dalla volta della galleria 'Quiliano' sull'A6 Torino-Savona, l'autostrada in concessione al gruppo Gavio, la stessa dove lo scorso 24 novembre è crollato un pezzo di viadotto travolto da una frana. Per la concessionaria si è trattato "solo di polvere, sfarinatura del rivestimento esterno e quindi non si è reso necessario chiudere la galleria". L'episodio, tuttavia, ha fatto tornare d'attualità il documento che la Terza sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Commissione permanente per le Gallerie, aveva inviato a novembre ai vigili del fuoco e ai provveditorati alle opere pubbliche indicando circa 200 gallerie che non sarebbero impermeabilizzate, né dotate di sistemi di sicurezza, corsie d'emergenza, vie di fuga e luci-guida in caso di evacuazione.

La titolare del Mit, il ministro Paola De Micheli, commentando il dossier, ha detto che "non c'è un rischio, ma una attività di adeguamento a norme obbligatorie, un'attività comunque in ritardo ma che garantisce sicurezza dentro le Gallerie". Aiscat, l'associazione delle concessionarie autostradali, abbozza una difesa e scrive: "Non ci sono 200 gallerie a rischio. E' sbagliato e fuorviante collegare i ritardi nell'adeguamento alla normativa Ue con qualsiasi problema di sicurezza strutturale delle gallerie". Per quanto riguarda i lavori di adeguamento nelle 50 gallerie autostradali liguri gestite da Autostrade, "per sei strutture sono in corso le gare di aggiudicazione dei lavori mentre nelle restanti 44 gallerie i lavori sono in corso", si apprende da fonti vicine alla concessionaria del gruppo Atlantia.

La realtà fornisce una versione distante dalle note di Autostrade. La cronologia d'altronde pone una evidenza: Autostrade omettono di ricordare che tutti gli interventi in atto oggi dovevano essere realizzati entro il 30 aprile 2019, secondo la direttiva europea 2004/54, recepita in Italia nel 2006. I concessionari hanno accumulato un ritardo tale che nella primavera 2019 il Mit ha cercato di ottenere una proroga al 2022 con la scusa dell’alta concentrazione di gallerie in Italia, ma a ottobre la Ue ha comunicato l’avvio degli atti per una procedura d’infrazione. Il timore degli utenti che ogni giorno sono costretti a viaggiare in autostrada è che possa ripetersi il crollo di una volta come sulla A26. La galleria Bertè era stata controllata dai tecnici di Spea, la società controllata di Atlantia che si occupava delle ispezioni e manutenzioni, ed era stata classificata col 40, un voto basso che aveva innescato la procedura di programmazione di lavori. Rubricati però in là col tempo.

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