salute e medicina

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C’è un vaccino che arriverà a gennaio. Dicono così. Gli esperti catodici, ma anche i politici. Anche il serio ministro Speranza. Un po’ di dosi in Italia e un po’ anche in Liguria. Giustamente riservate a medici e infermieri e poi agli anziani fragili delle Rsa.E poi a tutti gli altri. L’obbiettivo è l’immunità di gregge.

 

C’è un altro vaccino americano che se la gioca con il primo in una sfida scientifica avvincente, ma un po’ avvilente: voi 90 per cento di efficacia? E noi 92… tiè! E senza bisogno di superfreezer. Ci sono in dirittura d’arrivo i russi con lo Sputnik, anche i cinesi ci mancherebbe e gli indiani. Di ieri la notizia che gli anglo-italiani di Oxford e Astra Zeneca lo hanno messo a punto con efficacia al 90 per cento. Io degli anglo italiani mi fido.

La prospettiva sembrerebbe buona.
Le Borse scintillano. Gli annunci si sprecano. I talkshow serali si scavalcano. Bisogna resistere. Giusto. Mascherina e via. In fondo c’è di peggio nella vita. Basta seguire i servizi in tv dai reparti intensivi o ascoltare i racconti di chi ne è uscito vivo. Mascherina e a casa finché si può. Niente amici, niente cenette, niente ristorante il sabato sera. Niente nipoti.

Però qualche timido segnale di efficacia di questa tortura arriva e allora i motivi per la resistenza ci sono eccome. Natale è vicino? D’accordo. Vedremo che cosa si potrà fare. Certamente augurarsi che il  piccolo commercio umiliato possa ricevere una boccata di ossigeno. Possa anche il piccolo commercio, con un barlume di Natale, resistere.

Verrà Natale, verrà anche Capodanno.
Verrà gennaio e faremo i conti che ci separano dall’arrivo delle prime dosi. Poi probabilmente dopo, altre dosi, di altri vaccini e così la fine della resistenza sembrerà davvero avvicinarsi. Il vaccino segnerà la svolta. Anche se non sarà una vittoria facile e veloce, la svolta ci sarà. E il povero e serio ministro della Salute potrà accennare un sorriso finalmente.

Il problema, però, è un altro.
Va a finire che arriverà il vaccino anti-Covid, ma ci saranno in giro migliaia di liguri (e italiani) ancora in attesa del vaccino anti-influenzale. Ancora a chiedere alle Asl, ai disperati medici di famiglia, a supplicare nelle farmacie. A Genova dicono: “Mi, me tuccu se ghe sun….”

Avremmo dovuto tutti o quasi vaccinarci per non confondere l’influenza di stagione con quella feroce del coronavirus. Raccomandazione perentoria e sacrosanta. Anziani e giovani, compresi i bambini che vanno a scuola e sono velocissimi portatori. Invece la maggioranza (io dico dei liguri, ma vale in tutta Italia e a Milano è ancora peggio) sta ancora aspettando la dose dopo essere stata massacrata a partire dall’estate viziosa da spot incessanti che invitavano perentoriamente a vaccinarsi senza indugi. In tanti e subito. Si signori. Mi me tuccu se ghe sun…..