CRONACA

Rosella racconta come trascorrono le ore nella struttura: "Grazie a tutti gli operatori"

"Tv, camminate e buon cibo", la vita dentro la nave ospedale per i positivi al coronavirus

domenica 26 aprile 2020



GENOVA - "Passiamo il tempo davanti alla televisione, poi dopo ogni pasto ci fanno uscire nel ponte a prendere aria e a fare un po' di movimento per circa un'ora. Ci tengo soprattutto a ringraziare tutto i medici, gli infermieri e il personale sanitario al lavoro, oltre a farci stare bene da un punto di vista clinico e cercano di farci stare bene anche a livello psicologico". Rosella è una operatrice socio sanitaria ma è anche una paziente positiva al Coronavirus che si trova ora in quarantena sulla nave ospedale di Genova nata per ospitare i pazienti nella fase post ospedaliera.

In queste ultime ore sono scoppiate accese polemiche sui costi della struttura in rapporto al suo utilizzo ma chi vive da dentro la nave Splendid della Gnv la fase di recupero ci tiene a sottolineare quanto sia stata utile. "Sono in una cabina dove c'è tutto il necessario per poter riposare e anche dal punto di vista igienico- racconta ancora Rosella -. E poi ci tengo a elogiare le grandi fatiche che quotidianamente svolgono tutti questi operatori. E faccio i complimenti anche al cuoco, si mangia benissimo".

Rosella ora è nella fase finale del percorso di guarigione e aspetta che arrivi il giorno per poter tornare a casa da suo marito e i due figli. La nave ospedale è infatti nata con questo scopo, dare la possibilità a chi non aveva più necessità di stare in ospedale di poter proseguire il decorso clinico in un luogo sicuro e adatto per se stessi e anche per i familiari evitando di conseguenza il rischio di diffondere il contagio tra parenti.

Ma prima dell'approdo nella nave ospedale, Rosella è passata dall'ospedale San Martino, e racconta così quei difficili primi giorni in cui ha scoperto di avere il Coronavirus: "Mi sono sentita male, febbre, dolori dappertutto, non riuscivo a respirare bene, ho temuto però sono stati in grado di curarmi poi mi hanno trasferito nella nave attrezzata ad hoc per queste situazioni. Una volta uscita da qui non vedo l'ora di tornare alla mia vita normale" conclude.



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