cronaca

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Quando il 15 maggio del 1938 Mussolini venne a Genova in visita ufficiale inaugurò l’Ospedale Gaslini, l’ospedale pediatrico che diventerà uno dei fiori all’occhiello della sanità italiana a livello internazionale.
Fu un’idea straordinaria di Gerolamo Gaslini, quando nel 1917 a undici anni perse la sua bambina per una peritonite non diagnosticata a tempo. Insieme alla moglie Lorenza, Gaslini dedicò parte della sua vita alla realizzazione di un ospedale modernissimo e all’avanguardia, non soltanto per quei tempi. Come non avesse fatto abbastanza l’imprenditore ancora in vita decise di donare tutto il suo patrimonio all’istituto pediatrico e la moglie e la figlia Germana rinunciarono all’ eredità.

Nella puntata di “Terza” di stasera, mercoledì, (ore 18.15-20.45-23 circa salvo dirette) faremo vedere alcune immagini tratte da un film che venne girato proprio in occasione dell’inaugurazione. Un documento interessantissimo perché racconta la Genova della fine degli anni Trenta. Vedremo immagini suggestive del levante cittadino, di Quarto e l’ampiezza dell’operazione urbanistica che consentì la costruzione di un complesso ospedaliero a padiglioni all’interno di un grande giardino. Con soluzioni che sono modernissime ancora oggi.
Il film racconta poi una giornata dei piccoli ricoverati, il funzionamento delle sale operatorie, delle apparecchiature diagnostiche. La catena organizzativa di pulizia, quella della cucina.
In questo momento così drammatico serve a dimostrare la capacità di progettare degli italiani e di realizzare strutture così innovative nel campo della salute pubblica.
Allora gli ospedali si costruivano, oggi purtroppo li abbiamo spesso cancellati, chiusi, tagliando posti letto e personale medico e infermieristico in nome di un risparmio con scelte politicamente fallimentari e con un errore di valutazione e di previsione cominciato oltre dieci anni fa e rivelatosi disastroso.
Il filmato che vedrete messo a disposizione dall’Archivio Ansaldo oggi appare come una lezione ammirevole e che costringe a riflettere. E a ripensare.
 
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