CRONACA

Il lavoratore Amiu è stata l'ultima vittima a essere recuperata

"Cinque giorni vicino alle macerie aspettando mio figlio", su Primocanale il docufilm dedicato a Mirko Vicini

di Tiziana Oberti

martedì 25 agosto 2020



GENOVA - "Cinque giorni e cinque notti vicino alle macerie del Ponte Morandi prima in una tenda, poi in un’ambulanza e poi in un camper della Croce Rossa in attesa che mi restituissero Miki". Così Paola Vicini racconta come non si sia allontanata dalle macerie del Morandi fino a quando i soccorritori non hanno trovato il corpo di suo figlio Mirko, 30 anni, sepolto dalla pila 9 del Morandi mentre lavorava all’isola ecologica dell’Amiu.

Paola e la sua forza in quei giorni hanno fatto il giro dei giornali e delle televisioni di tutto il mondo: simbolo dell’amore che solo una madre può provare per un figlio. Il settimo docufilm della serie ‘Il ponte: 24 mesi tra dolore e speranza’ è la loro storia.

Paola è stata tra i primi ad arrivare sul luogo della tragedia 15 minuti dopo il crollo del Morandi, abita a poche centinaia di metri in linea d’aria nel quartiere di Coronata. Ad avvisarla di quello che era successo suo nipote: “Mi ha chiamato e mi ha detto se eravamo tutti a casa, io gli ho risposto sì e che Miky sarebbe arrivato dopo poco e lui mi ha detto che era crollato il ponte”.

“Mirko era l’amico di tutti – racconta Paola – parlava con i sassi, lui era disponibile con tutti; era un brontolone ma dopo poco aver sbottato aveva il sorriso sulle labbra. Era alto e magro, portava sempre i Rayban che gli avevamo regalato per un compleanno. Leggeva qualsiasi cosa e amava i fumetti, era appassionato delle serie televisive ma anche dei classici come i film di Fantozzi di cui conosceva ogni battuta. Amava e proteggeva me come sua sorella e sua nipote”.

Due mesi dopo il crollo Paola è riuscita ad esaudire uno dei tre desideri di Mirko quello di fare un volo in elicottero. Un sogno realizzato grazie a Federica Valle psicologa della Croce Rossa che nei giorni dopo il crollo non ha mai lasciato sola Paola con l’aiuto della polizia stradale di Savona. “Ora ne restano due – abbozza un sorriso – un lancio con il paracadute e un viaggio a Bora Bora…”.

Paola ha tolto l’orologio il 14 agosto 2018 "per me il tempo si è fermato lì, come è finito tutto il resto". E’ tra le anime del comitato ricordo vittime del Morandi: lo scopo della sua vita ora è non far dimenticare e ottenere giustizia: “A due anni dalla tragedia c’è solo un ponte nuovo ma per ora non abbiamo avuto uno straccio di giustizia”.

Paola ogni 14 del mese porta un mazzo di fiori proprio nel luogo dove Mirko è morto alle 11.36 del 14 agosto 2018, ha ottenuto un’autorizzazione speciale e non è mai mancata. Con lei Giuseppe e Maria Grazia che nel crollo hanno perso il figlio Luigi. La tragedia li ha fatti incontrare, una sorta di nuova famiglia allargata, e in qualche modo cercano di andare avanti.

"Il nuovo ponte fa tanta rabbia – conclude Paola - perché doveva essere ricostruito senza togliere la vita a 43 innocenti, rabbia perché tanti fanno fatica a ricordare cosa è successo. Non riesco a guardarlo e ho giurato su di lui che mai ci salirò e mai ci salirò". Il docufilm andrà in onda su Primocanale alle 8.00; 11.00; 14.00; 18.45; 20.45; 22.45.

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