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Cultura e spettacolo

L'appuntamento sabato 17 gennaio alle 18 nella Sala del Minor Consiglio
2 minuti e 16 secondi di lettura
di Dario Vassallo
Lo scrittore Andrea Camilleri

La sua Sicilia non era quella dei dépliant turistici, né quella tragica dei reportage sulla mafia. Era un’isola parlante, ironica, ostinata, che sembrava esistere soprattutto nella lingua con cui veniva raccontata. Andrea Camilleri è stato qualcosa di raro: uno scrittore popolare che non ha mai smesso di essere sperimentale. Il commissario Montalbano che lo ha reso famoso in tutto il mondo è stato spesso presentato – specie all'estero - come un parente mediterraneo di Maigret: meno malinconico, più irascibile, ossessionato dal cibo e profondamente diffidente verso l’autorità. Ma ciò che di lui colpiva davvero non era tanto l’intreccio dei romanzi quanto la sensazione che ogni indagine fosse un pretesto per osservare una società in miniatura, regolata da leggi morali flessibili e da una memoria storica sempre presente.

Presentati brani in prosa e in versi

Lo scorso 6 settembre Camilleri avrebbe compiuto cent’anni e per rendergli omaggio la fondatrice e direttrice artistica dell'Associazione culturale Lunaria Teatro Daniela Ardini che dello scrittore siciliano fu allieva nelle lezioni di regia da lui tenute all’Accademia nazionale di arte drammatica Silvio D’Amico, ha organizzato un evento – sabato 17 gennaio alle 18 – ospitato nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale. Sul palco la stessa Ardini, Pietro Montandon e Paolo Portesine che alterneranno brani da diverse opere in prosa e in versi, scelti con attraversando temi portanti della poetica dell'autore.

Un gesto di riconoscenza e affetto

“Una scelta doverosa - spiega Ardini - nel ricordo di una figura che per la nostra compagnia teatrale è stata un autentico maestro, al quale dobbiamo riconoscenza e affetto. Persona generosissima, non si limitò alla trasmissione di teorie e pratiche registiche, ma ci aiutò concretamente nella messa in scena di Lunaria di Vincenzo Consolo, spettacolo che con Giorgio Panni rappresentammo in prima mondiale nel 1986 a cui la nostra compagnia, che quest’anno celebra i quarant’anni, deve il nome. Aprire insieme a Camilleri lo scrigno di quel testo che poi ha dato il nome alla nostra realtà teatrale è il gesto distintivo che ha contrassegnato i rapporti col maestro del quale, in tempi più recenti e in linea diretta con le nostre scelte artistiche, abbiamo realizzato Maruzza Musumeci e I quattro Natali di Tridicino".

La letteratura come una forma di resistenza civile

Riletto oggi, Camilleri appare come uno scrittore del Mediterraneo nel senso largo — uno spazio di confine, di stratificazioni, di ironia tragica. Un autore che ha dimostrato che il locale, se raccontato con precisione e libertà, può diventare universale senza mai smettere di essere ostinatamente se stesso. E forse è per questo che i lettori hanno capito che dietro Montalbano, dietro Vigàta e dietro quella lingua apparentemente intraducibile, c’era un’idea molto seria — e molto giocosa — della letteratura come forma di resistenza civile.

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