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Cronaca

L'avvocato D'Avirro nel difedere il suo assistito Melegari ha detto che in quell'anno era stato avviato iter per lavori sulla pila crollata che dovevano concludersi nel giugno 2018, due mesi prima della tragedia
1 minuto e 54 secondi di lettura
di Michele Varì
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Alla ripresa del processo Morandi ancora una volta la conferma che il crollo costato la vita a 43 persone poteva essere evitato.

L'avvocato D'Avirro, nel difendere Alessandro Melegari, ex direttore del tronco di Genova fra il 2010 e 2011 per cui sono stati chiesti 4 anni e sei mesi di pena, ha detto che nel breve lasso di tempo che il suo assistito ricoprì quel ruolo Autostrade aveva avviato iter per il progetto di rifacimento delle pile 10 e 9 affidando la consulenza a Pisani, l'ex collaboratore di Morandi, lavori che dovevano concludersi nel giugno 2018, ha aggiunto il legale. La conferma che il ponte poteva essere messo in sicurezza due mesi prima della tragedia.

Le arringhe degli avvocati difensori dei 57 imputati si concluderanno con quattro udienze a cavallo fra marzo e aprile in cui parleranno gli avvocati di Giovanni Castellucci, l'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, l'imputato più importante in carcere dalla scorsa primavera per una condanna a 6 anni per la tragedia del pullman precipitato nel 2013 dal viadotto Acqualonga ad Avellino e che a Genova rischia una pena di diciotto anni e sei mesi.

In aula anche l'avvocato Rinaldo Romanelli che difende tre ispettori Spea in servizio a Genova.


Per uno, Melandri, accusato solo di falso, la procura ha chiesto l'assoluzione, per gli altri due, Marco Trimboli e Massimo Ruggeri invece chieste condanne a 6 anni e due mesi e 2 anni e due mesi.

La tesi difensiva di Romanelli è stata chiara: "I mie assistiti erano tenuti a fare delle ispezioni definite ordinarie che venivano effettuate a piedi dal piano di campagna, utilizzando binocoli, mezzi ed altri materiali utili per fare un'ispezione appunto di carattere superficiale. Cioè, la prima ispezione che è possibile fare su un'opera d'arte per vedere se ci sono problemi che in qualche modo poi devono essere segnalati e poi approfonditi attraverso altri livelli di ispezione che non competono agli ispettori e alla sorveglianza genovese".

Romanelli all'inevitabile domanda a chi spettava allora effettuare i controlli che potevano stabilire se il ponte era sicuro risponde così:
"Toccava alle ispezioni straordonarie, un tema delicato del processo, tanto il tribunale dovrà accertare se c'erano i presupposti per disporre delle ispezioni straordinarie e poi verificare chi all'interno della struttura di Spea avrebbe dovuto cogliere questi presupposti e chi avrebbe potuto disporre queste ispezioni, questo è proprio il cuore del processo".

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