Leggo che nel nuovo orario invernale concordato tra Ferrovie e Regione ci sarà un treno ogni ora per la capitale del Nord con convogli che partiranno da Brignole e da Principe fino a….
Fino a Milano Greco-Pirelli.
Idem al contrario verso Genova e addirittura alle 7.45 dal Duomo fino a Sestri Levante. Un treno ogni ora che toccherà cinque stazioni milanesi. Infatti dopo la Centrale, più o meno un’ora e cinquanta minuti circa, potrete arrivare appunto fino a Greco-Pirelli. Non avendo a Genova, alla mia età da “umarell” interessanti cantieri a disposizione da controllare e essendo quelli aperti tutti o quasi sotterranei e presto addirittura sottomarini e non importandomene un fico secco di quelli dei “4 assi”, ho deciso di occupare mezz’ora della giornata a verificare che cosa potrei andare a fare una volta sceso dal Rock, a Greco-Pirelli.
Ammesso che abbia voglia di andare a Milano in treno e non in auto, affrontando le quotidiane sorprese della Camionale e di quello che viene dopo i Giovi. Perché ormai a Milano alla mia età si va o a trovare qualche figlio e nipote emigrato per studio o lavoro pagato giusto o a fare una visita specialistica o un esame diagnostico. A dire la verità io preferisco utilizzare la sempre la medicina genovese. Vabbé. Dunque mi sono messo nei panni del genovese che parte diciamo da Principe e va verso questa località abbastanza sconosciuta (ho verificato con una decina di conoscenti se sanno dove è Greco con risultati per lo più sconfortanti) per fare qualcosa.
Greco è un quartiere nella zona nord orientale del capoluogo lombardo. Prima era il comune di Segnano finché nel 1902 cedette alle pressioni milanesi e si fece annettere. A Greco c’è la ben nota piazzale Loreto, nel centro del quartiere il Refettorio ambrosiano (con il portale di Mimmo Paladino) che fornisce assistenza alimentare a persone in difficoltà come da noi i mitici volontari di Sant’Egidio, San Marcellino, Caritas. C’è anche la via Gluck, quella iconica cantata nel Sanremo del 1966 da Adriano Celentano e che segnò prepotentemente i ragazzi della mia generazione. Era, infatti una “canzone urbana” come l’avevano etichettata i critici, scritta da Luciano Beretta e Miki Del Prete e arrangiata da Detto Mariano. Raccontava il Molleggiato in un’intervista a “Repubblica” che l’idea gli era venuta pensando quando a quattro anni, mentre giocava nel cortile al civico 14, vide un raggio di sole. “Iniziai a rotolarmi felice tra la parte illuminata dal sole e l’ombra (…). Scalzo. Scarmigliato, con le guance rosse. Mentre mi rotolavo, mi fermai e mi sdraiai a terra con le braccia e le gambe aperte guardando il raggio di sole che illuminava il cortile che a me sembrava bellissimo”.
A Greco, Vittorio De Sica girò alcune scene di “Miracolo a Milano” in via Melchiorre Gioia e nel trentatreesimo capitolo de “I promessi sposi”, quando Renzo torna a Milano nel pieno della pandemia di peste a cercare la sua Lucia va proprio a dormire a Greco non certo in un b&b, ma nel portico di una cascina in via Carlo Conti.
Greco confina con la Cassina de Pomm, XV secolo, lungo il Naviglio della Martesana, che all’epoca degli Sforza era il quartiere delle mele, pomm appunto. Da vedere? Per esempio la chiesa di San Martino riedificata nel Cinquecento e nel Seicento e decorata negli anni Venti del Novecento dal pittore Virginio Campi. Leggo che all’interno c’è una tela che raffigura la comunione mistica di Santa Caterina da Siena del pittore Luigi Scaramuccia del 1625.
La stazione in cui arriverete porta anche il nome Pirelli, che vuol dire grande fabbrica, grande industria, grande sindacato, grandi lotte operaie. Basta chiedere al “genovese” Sergio Cofferati che le ha vissute tutte o quasi proprio lì. Ma non lontano ecco l’ospedale di Niguarda, l’Università della Bicocca, il teatro degli Arcimboldi e quello che era il Leoncavallo, lo storico spazio autogestito primo centro sociale italiano nel 1975. Prima di chiudere la mia ricerca, un buon ossobuco con risotti, nervetti e stracotti potrete gustarlo alla trattoria “Arlati dal 1936”, che fa rivivere l’atmosfera delle radici della vecchia Milano e ora è frequentata da artisti e musicisti. Per la gita? Treno delle 17.02 per arrivare a Greco alle 19.15.
Poi bisogna ritornare a Genova. Dovrete cenare di corsa per essere alle 21.45 in stazione e arrivare a Principe poco prima delle 23.
Ma, viceversa, i milanesi potranno controllare la loro barca allo Yacht club, (come mi aveva confidato un noto manager di banca negli anni ’80 quando il Decimonono mi mandò a fare un’inchiesta sotto il Duomo per capire se ai milanesi piacesse l’idea del “treno veloce-velocetto”) e tornare a dormire a casa? A Principe il treno parte alle 21.02 e il pendolare barcamunito arriverebbe a casa prima delle 23 se scende a Centrale. Se poi abita in via Gluck sarà a casa alle 23.15, ammesso che non si accasci, inebriato, dopo i gotti di Asinello e di Camatti e l’intestino soddisfatto da una ricca trippa da caruggi doc.
Alla fine, cari amici, la questione un po’ provocatoria non è tanto se i milanesi vengono a Genova o la saltano, approdando direttamente a Santa Margherita logicamente in macchina, ma se i genovesi vanno ancora così a frotte come un tempo a Milano. I giovani soprattutto. Sarebbe una bella inchiesta, chissà magari foriera di sorprese controcorrente rispetto ad alcuni luoghi comuni tipo “a Milano è tutto meglio. Mica come a Genova. La città è sicura, si può passeggiare di notte. Là sì che funziona, come la sanità privata, e se lavori ti pagano bene e trovi casa, pardon questo no!). Insomma, da De Ferrari al Greco, in via Gluck, “In una casa, fuori città/Gente tranquilla, che lavorava/Là dove c'era l'erba ora c'è/Una città/E quella casa in mezzo al verde ormai/Dove sarà?”.