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4 minuti e 39 secondi di lettura
di Franco Manzitti

A Genova si sta preparando la tempesta perfetta nella circolazione della città per i prossimi giorni “caldi “ fino a Natale e probabilmente molto oltre. Scherzando sulla realizzazione dei famosi quattro assi di forza ( i nuovi percorsi elettrificati che stanno mettendo a soqquadro il traffico oramai da mesi) si può dire che la città affronta davvero una prova di forza mai vista.
Da sempre le vacanze di Natale, l’effervescente ( si spera) mese di dicembre, caricano il traffico facendolo andare regolarmente in tilt anche un una città sempre più piccola demograficamente e piena di due ruote, oltre a moto adesso anche una bella quota di biciclette.
Ma il finale del 2025 e il 2026 saranno speciali. Genova è piena di cantieri, strapiena, grandi, piccoli, decisivi o determinanti, necessari, caotici. Un po’ sono quelli del PNRR, in corsa contro il tempo e fondamentali per perfezionare operazioni kolossal, come per esempio quegli “atti di forza”.
Un po’ sono molti altri, che bucano le strade, riparano muri, riguardano altre grandi opere in corso in una lista senza fine: Hennebique, la Superdiga, il quartiere del Waterfront di Levante. Il Tunnel Subportuale, il Terzo Valico al Campasso e dintorni, il Nodo Ferroviario, che spunta a Corvetto, stravolgendola da tre anni, per non parlare delle stazioni ingessate della Metropolitana, sempre a Corvetto e Santi Giacomo e Filippo, all’Acquasola, a Certosa da Brin in sù….
Prevalentemente sono stati decisi dalla giunta Bucci-Piciocchi e oggi la giunta Salis-Terrile se li deve gestire, ereditandoli anche con un effetto trasparenza molto discutibile perché nel passaggio dei poteri la comunicazione non è praticamente esistita.
Bucci da tempo annunciava: “ La città soffrirà per tanti cantieri, ma dopo avrà grandi vantaggi, bisogna sopportarli!”
Il problema è che questi cantieri si sono allungati nel tempo in modo imprevedibile, rallentando, se non fermandosi in modo sospetto, basta pensare a quelli della zona Foce, dove doveva sorgere un maxi posteggio sotterraneo, con mille alberi piantati sopra e una spiaggia fantastica alla Foce del Bisagno e basta pensare a quella talpa cinese che doveva scavare lo scolmatore del Fereggiano e che è appena partita da pochi giorni con ritardo di anni.
Insomma siamo travolti dai cantieri e lo saremo per anni ancora, il che da una parte vuol dire che la città si trasforma in meglio, ma dall’altra parte che il carico di disagi può diventare insopportabile, quando per esempio i quattro assi di forza arriveranno in via Cantore e in via Buranello a Sampierdarena o quando finalmente si metterà mano agli Erzelli, dove la ex Facoltà di Ingegneria incomincerà a costruirsi. Come ce li porteranno i camion lassù?
Le prossime feste in questa prospettiva diventano come un imbuto nel quale la parola d’ordine potrebbe essere: andate a piedi o usate i mezzi pubblici.
Ma i mezzi pubblici attraversano un’altra tempesta, quella AMT e sono molto più rarefatti delle previsioni.
Provate ad aspettare un 35 e starete fermi sul marciapiede anche per 25-30 minuti……
E poi c’è una regia per affrontare questo caos? Basta andare in alcune strade del centro, diventate imbuti, come una delle vie più importanti per imboccare dopo il tunnel verso Ponente o Levante sopraelevata e altre percorsi cittadini, appunto via Roccatagliata Ceccardi, dove la tripla fila è oramai costante. O basta contare quante macchine sono ferme con i lampeggianti in via Roma o l’invasione di piazza Matteotti, dove ora sono costretti a aumentare il numero delle telecamere per affibbiare multe. E liberare uno dei luoghi più aperti della città dall’invasione.
Tutto questo provoca inevitabilmente proteste e sollevazioni, come per esempio a Sampierdarena, dove gli assi di forza spaccheranno la circolazione verso Ponente, sopratutto in modo preoccupante e non ancora risolto, corsia centrale o perfino corsia sotto i portici?
Le proteste ci sono sempre state _ osserva uno dei più grandi esperti di traffico e mobilità urbana come Arcangelo Merella _ e bisogna superarle. Anche quando vennero create le zone blù o si modificò il traffico in corso Europa sembravano rivoluzioni intollerabili e poi, invece, l’operazione è riuscita e gli effetti per la città sono stati positivi.
Il vero problema è che tutto si affronta e può essere superato se in una città funzionano i servizi pubblici. E questo è oggi il problema numero uno perché nel caos del traffico natalizio, rinforzato dal dedalo infinito dei cantieri, come fanno i servizi pubblici a funzionare?
Si prende la macchina perché il bus è lento o impossibile. Ma poi si intasa tutto e non ci sono posteggi, perché la città non ne costruisce da decenni, né in centro, né di prossimità, né in alcun altro modo. Per concludere quello di san Martino, che era diventato un buco immane senza fondo, ci sono voluti dieci anni e il determinismo finale di Bucci.
Ma anche quella giunta non è riuscita a programmarne o a farne partire altri. E ora le grandi opere, come il tunnel subportuale nella sua costruzione ne minacciano drammaticamente altri, come i 500 della Foce che Primocanale ha segnalato.
Con i cantieri, senza un servizio pubblico di trasporto efficiente, senza posteggi, zigzagando in cerca di un buco per fermarsi, in un mare di auto posteggiate con i lampeggianti in funzione, in una marea di furgoni che vagano cercando uno spazio per depositare la merce, in una flotta di bici o moto con ragazzi -delivery che si guadagnano il loro pezzo di pane consegnando tutto, dalla pizza ai regali di Natale, ai postini che hanno in saccoccia magari l’adeguamento Tari, come ce la caviamo?
Augurandoci, comunque Buon Natale e Buone Feste, che tanto Gesù Bambino i regali riesce a portali lo stesso, come Babbo Natale, ma perché loro volano alto….. E la Befana arriverà a cavallo della scopa...

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