Cronaca

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L'inchiesta riguardava un giro d'affari di oltre sei milioni di euro, confluiti su altre società. Con l'accusa di associazione a delinquere e truffa aggravata il gip di Genova Annalisa Giacalone ha rinviato a giudizio cinque persone: sono accusate di essersi fatte accreditare il denaro raccolto presso clienti italiani ed esteri anziché investirlo. Alcune di esse devono anche rispondere di aver svolto servizi di investimento e gestione collettiva del risparmio senza le prescritte abilitazioni. Un sesto imputato ha patteggiato. Il processo inizierà il primo dicembre. Tra le persone che vanno a giudizio figurano Thierry Nano, di origine genovese ma nato a Nizza, e Pier Luigi Vilardi, genovese. Secondo l'accusa, Nano sarebbe stato fondatore e promotore determinando anche le scelte strategiche, finanziarie e operative e agendo mediante l'utilizzo di società. Le indagini della Guardia di Finanza presero l'avvio nel 2005. Secondo quanto si è appreso la raccolta di denaro da parte di alcuni promotori finanziari iniziò a Novara; i soldi poi confluirono anche su una banca genovese, sui conti correnti intestati ad una società. Gli uomini delle fiamme gialle, in particolare, avevano messo sotto la lente di ingrandimento una persona, Vilardi, che, secondo le loro indagini, viveva su uno yacht ormeggiato nel porto di Genova e che, quando scendeva e andava in banca, prelevava somme ingenti da un conto estero, denaro che poi serviva per pagare il noleggio di barche d'altura, acquisto di gioielli e per fare shopping di lusso. Gli investigatori poi ricostruirono tutta la ragnatela e cominciarono anche a giungere diverse denunce. Secondo l'accusa, le persone coinvolte nell'inchiesta si sarebbero servite di promotori finanziari che proponevano ai clienti operazioni che, secondo loro, avrebbero ben fruttato. Tra le proposte figurerebbe un'operazione per l'acquisto di azioni di una cava, in Perù, per una presunta attività di estrazione di marmo nero. Degli oltre sei milioni di euro che sarebbero stati truffati, circa quattro milioni sono stati assoggettati a sequestro conservativo a garanzia dei diritti civili per oltre 50 persone.