CRONACA

La categoria: "Noi puniti anche se l'errore favorisce il cliente"

Distributori 'furbetti' chiusi in entroterra, i benzinai: "Macché truffa, siamo vittime"

10/11/2017 ore: 16.07

Distributori 'furbetti' chiusi in entroterra, i benzinai:

GENOVA -  "I disonesti ci sono ovunque, ma noi non siamo truffatori. Anzi: ci puniscono persino se regaliamo il carburante". Alzano gli scudi i benzinai dopo la chiusura di due impianti in entroterra, uno a Bargagli e uno a Busalla, che erogavano quantità di benzina diverse da quelle indicate nei display.

"Qualcuno che fa il furbo magari c'è, ma la legge contiene un paradosso", spiega Fabio Bertagnini, presidente provinciale di Faib-Confesercenti. Secondo le norme vigenti, infatti, il blocco del distributore scatta anche quando le pompe erogano carburante in eccesso, e non solo in difetto. 

Sulle stazioni di servizio appena sequestrate dalle Fiamme Gialle sono in corso accertamenti. Ma l'associazione di categoria chiede di non fare processi generici. "Anzitutto - continua Bertagnini - i distributori non sono dei gestori, ma delle società petrolifere. Ogni anno bisogna inviare una richiesta alla società per effettuare la taratura delle pompe. Da quel momento si rimane in perenne attesa dell'ufficiale metrico che certifichi la regolarità dell'impianto. E se l'errore è superiore a 5 litri ogni mille, non importa se in più o in meno, il benzinaio viene chiuso. Quando si è vittime, che senso ha parlare sempre di frode o tutela del consumatore, anche quando il cliente ne trae vantaggio?".

Un controsenso che pesa come un macigno in un periodo già segnato dalla crisi. "Sono crollati i margini, far tornare i conti è sempre più difficile - riferisce Walter Vicentini, presidente regionale Figisc Confcommercio - Le accise? Su 30 euro di carburante erogato, 20 euro se ne vanno in tasse".

In pratica, spiega Bertagnini, il guadagno per i benzinai è ormai fisso a 2 centesimi al litro. Ed ecco perché i gestori continuano a opporsi all'obbligo di accettare pagamenti elettronici: "Dovremmo pagare tasse sulle tasse, perché la transazione avviene sulla totalità dell'importo speso - conclude Bertagnini - Noi così non possiamo più reggere. E non è un modo di dire".