IL COMMENTO

Cosa c' dietro l'intesa su Stx e le nozze Alstom-Siemens

Fincantieri, il "successo europeo" e l'ipocrisia di monsieur Macron

28/09/2017 ore: 17.14

di Luigi Leone

Fincantieri, il

"Non dimentichiamo che solo pochi mesi fa l'azienda era in mano ai coreani". Più o meno con queste parole Emmanuel Macron ha commentato l'accordo grazie al quale Fincantieri avrà il controllo dei cantieri navali Stx Saint Nazaire. Dunque, un successo europeo, rispetto al dilagare, in tutto il mondo, dello strapotere asiatico.

Diciamocela tutta, questo giovane nuovo presidente della Francia ha una bella faccia tosta. Di grazia: chi ha messo in discussione questo successo europeo se non lo stesso Macron? Fincantieri la sua parte l'aveva ampiamente fatta quando decise di acquistare il 66 per cento che stava in mano a Seul e prima di muoversi chiese e ottenne il via libero dell'Eliseo, allora abitato da Francois Hollande.

Invece, appena eletto Macron ha cambiato le carte in tavola: accordo disdettato, nazionalizzazione dei Saint Nazaire e avanti tutta con il rilancio della "grandeur" francese. Soprattutto se c'è da sbarrare la strada ai "cugini poveri" italiani. Non piaceva, al nuovo padrone di Francia, l'idea che in un settore strategico come la cantieristica navale (che poi si lega all'acciaio, all'alta tecnologia e via elencando) Parigi dovesse stare sotto Roma.

Il tira e molla che ne è scaturito ha mostrato il volto meno nobile di Macron, il quale ha fissato la data per dirimere la disputa a subito dopo le elezioni tedesche e quando avrebbe dovuto ammettere la sconfitta nel braccio di ferro con l'Italia se n'è uscito con la vittoria europea. Evviva l'ipocrisia.

L'esito del voto in Germania ha confermato il primato della cancelliera Angela Merkel, però l'ha anche molto indebolita. Soprattutto, ha reso più fragile l'asse franco-tedesco su cui Macron contava di costruire un'Europa con Parigi protagonista a totale discapito delle altre cancellerie. Cominciando da Roma. Di fronte a questo scenario, il titolare dell'Eliseo ha dovuto fare un passo indietro e accettare che Fincantieri andasse a dama sull'affaire Stx.

L'accordo è complicato, perché il gruppo italiano avrà il controllo possedendo (solo) il 50% del capitale, più un 1% affittato dai francesi agli italiani per i prossimi dodici anni e potendo nominare il presidente (il cui voto varrà doppio in caso di parità nei voti in cda, formato da 8 membri) e l'amministratore delegato.

Nonostante questa complessità operativa, che introduce anche degli elementi di incertezza sul futuro del gruppo, Macron ha perso la sfida e se nessuno ufficialmente lo dice è perché oggi si vuole evitare qualsivoglia incidente diplomatico fra Roma e Parigi.

Questo significa che l'Italia è divenuta una protagonista assoluta sullo scenario europeo? Purtroppo no. In realtà il vero vincitore di questa storia è Giuseppe Bono, numero uno di Fincantieri, che prese l'azienda quando sembrava decotta e l'ha condotta ad essere, con l'operazione Stx, il principale player europeo nel settore della cantieristica da crociera e promette di diventarlo nel militare, visto che l'intesa con la Francia si apre anche ad esso.

L'intesa Financantieri-Stx, inoltre, se combinata con le imminenti nozze tra la francese Alstom e la tedesca Siemens nel ferroviario, ci racconta che davvero l'Europa comincia ad attrezzarsi per diventare qualcosa di più unito rispetto a ciò che garantisce la moneta unica. Proprio a Genova, secondo quanto scrive Gilda Ferrari sul Secolo XIX, i discorsi avviati dalla Cina con la Piaggio per rilevarne la parte civile offrono l'ennesima dimostrazione che nessuno, nel Vecchio Continente, può fare da solo per resistere all'invadenza asiatica sul mercato planetario.

Ma per dar vita a una vera politica economica e industriale comune serve uno spirito europeista autentico. Se l'Ue viene usata solo per mascherare una sconfitta nazionalista allora si farà poca strada. E a vincere sarà soltanto l'ipocrisia. Vero monsieur Macron?