IL COMMENTO

Il commento

Aspettando i risultati di Ginevra tra antichi Dogi e il genio di Camilleri

21/09/2017 ore: 16.32

di Franco Manzitti

Aspettando i risultati di Ginevra tra antichi Dogi e il genio di Camilleri

 Aspetto con curiosità e un po' di ansia i risultati della supersonica visita a Ginevra dello staff istituzionale genovese, rinforzato da Aldo Spinelli e abilmente pilotato da Alessandro Garrone, sul suo bimotore nel viaggio senza scalo Genova-Ginevra, andata e ritorno.

La discussione, che solo grazie a Primocanale si è innescata, con interventi a favore e contro, ha un po' superato l'obiezione iniziale: era corretto che il presidente della Regione, il suo superassessore leghista, il sindaco e il presidente del Porto partissero tutti insieme per andare alla Corte di Luigi Aponte, il superliner mondiale, per di più accompagnati dallo scatenato Aldo Spinelli, approfittando del trasporto dell'imprenditore più importante della nostra città, Alessandro Garrone? Era una forma corretta istituzionalmente? A una settimana dal fatto, la risposta può essere chissenefrega! L'importante è fare, muoversi, alzare le chiappe e fare il marketing, come il sindaco Bucci dice un giorno si e uno no. Ma questa disinvoltura istituzionale, questo proforma scavalcato, dovrà pure conseguire dei risultati. E questi si vorrebbero vedere o almeno aspettare, per dare un senso al volo supersonico.

Toti è stato l'unico facondo nel riferire del blitz e del suo perchè. Gli altri tutti zitti. Di che cosa hanno parlato, che cosa hanno chiesto, che cosa gli è stato risposto, oltre che sul tema della ultradiga foranea e, magari, di una maggiore presenza di Msc a Genova, oltre gli attracchi di portacontainer e navi da crociera, oltre le due torri di san Benigno con le centinaia di dipendenti?

Aponte da anni determina il destino portuale genovese. Addirittura da prima della famosa  gara iniziale sul Multipurpose che lui vinse. Lo convinsero gli altri terminalisti a farsi da parte e aspettare. Aponte controlla una bella fetta della portualità italiana, da Trieste a Genova, oltre a essere il colosso mondiale che è. E', quindi, un personaggio importante, ma non il solo a concorrere nei porti genovesi e savonesi di oggi e di domani. Aponte sta concludendo gli accordi per la sua partecipazione al 49,1 per cento nella flotta Messina, cuore di Genova-porto. Il porto è l'Eldorado di Genova, la sua storia, il suo sviluppo: ogni mossa che lo riguarda, sopratutto quelle che ne impegnano lo spazio da ora in avanti, investe la prospettiva di tutti i suoi operatori in un regime che è quello concessionario, sul quale si sono consumate, contese, guerre, processi, condanne, assoluzioni. Avete capito dove vogliamo andare a parare, anche dopo le battaglie di Maurizio Rossi, senatore, sulla trasparenza delle concessioni.

Che porto vuole Genova? Che cosa si aspettano i suoi operatori, in testa i terminalisti grandi e piccoli?  Ci dobbiamo aspettare un grande porto con una grande diga prevalentemente dedicata ai container o qualcosa di diverso, un porto monopolistico o frazionato nelle sue attività? Rispondere a queste domande superficiali, che ne introducono altre, magari collegate alla Grande Riforma portuale, appena varata e già cosi discussa, è un compito delle istituzioni che rappresentano il bene comune. Delle stesse che prendono l'aereo e vanno in gita a Ginevra, ma elaborano anche diversamente  una nuova politica portuale, affidata a una regia per la prima volta tutta nelle mani di una sola parte politica, eccetto il governo di Roma.

Ecco perchè aspettiamo qualche spunto da quel viaggio, nel silenzio fin'ora caduto, dopo le polemiche sulle modalità della visita. Aspettiamo con fiducia e intanto, tanto per distrarci, possiamo ricordare i precedenti di una mission storica come questa: per esempio quella di Ottaviano Fregoso, doge a Genova nel Sedicesimo secolo, prima nemico dei francesi poi nominato loro governatore nella Repubblica di Genova, che ampiò il porto e fece pellegrinaggi alla Corte di Luigi XIII. O per essere più maliziosi ancora possiamo, per pura assonanza di viaggi, rileggere il famoso romanzo di Andrea Camilleri, “Gita a Tindari”, nel quale due anziani coniugi partivano in corriera per una trasferta nella quale si facevano grandi affari, comprando pentole e altra merce, nella trama del solito efferato omicidio siciliano. Montalbano risolse, ovviamente, l'intrigo, trovando l'assassino. Qui non si tratta di pentole, ma di container e di banchine e noi non cerchiamo l'assassino della “Gita a Ginevra”, ma _ come piace al sindaco Bucci _ il business per Genova.