IL COMMENTO

Il commento

Lo strano mal di Genova che attacca i partiti politici

17/09/2017 ore: 10.41

di Mario Paternostro

Lo strano mal di Genova che attacca i partiti politici

C'è' qualcosa a Genova, un male, un virus, che contagia i partiti, quelli vecchi, di tradizione e i nuovi che hanno altri nomi, e si insinua nei loro nervi, invade i loro vasi, li infetta. Un mal di Genova che si manifesta con sintomi differenti, ma che alla fine ne fiacca l'esistenza e a volte li devasta.

Questo virus colpì pesantemente il vecchio e glorioso Psi che proprio a Genova, alla Sala Sivori fu fondato. E lo trascinò negli anni di Tangentopoli alla scomparsa.

Due anni fa la malattia ha attaccato la forza assoluta del partito della sinistra per antonomasia, l'ex Pci diventato Pd. A Genova il primo spacco, la prima seria scissione, provocata da quell'ala assai robusta legata alla radice operaia, portuale, marxista. Furono definiti i Duecento. Non accettavano gli slogan del Renzismo in nome di una visione di sinistra, convinta e consolidata. Pochi mesi dopo l'uscita di un personaggio del calibro di Sergio Cofferati. Poi le sconfitte, le accuse e le rimostranze. Poi altre sconfitte laceranti come la perdita di Genova e della Spezia.

Persino il giovane Movimento Cinquestelle che a Genova fu fondato (come il Psi!) in questa città fucina innegabile di idee spesso rivoluzionarie e anticipatrici, qui a Genova è stato contagiato dal male: un doppio scisma, quello di Olga Cassimatis e l'altro piu doloroso di Paolo Putti.

Ora la Lega Nord che in Liguria e a Genova ha vissuto momenti storici nei giorni della sua fondazione. I primi passi fuori dai confini lombardi, Bossi e Ravera, poi i successi guidati da Salvini. E ora una vicenda giudiziaria devastante arrivata al blocco dei beni, voragine finanziaria per il partito. E addirittura come ha anticipato a Spritz il vice segretario nazionale Rixi, pensa di cambiare nome!

Ma che cosa è questo mal di Genova che non risparmia i partiti politici?

Forse è il carattere della città, il suo essere una contraddizione in termini, tra vecchio che comanda e giovane che tenta di farsi strada. Tra conservatore e rivoluzionario, tra tradizione e innovazione. La città è un tessuto complesso, un groviglio di atteggiamenti benpensanti e spregiudicatezze incredibili, di intelligenze vivaci e bolsi atteggiamenti di comodo. La miscela è esplosiva, un invito a trasgredire? Forse. E la politica ci bolle dentro, cuoce e ricuoce. Ne diventa condimento.

Chissà come mai. Come può Genova essere creatrice di idee e pensieri e poi trasformarsi in matrigna che si auto divora? E divora i suo figli politici?

O forse è soltanto una banalissima questione di uomini, deboli e corruttibili, orgogliosi e ambiziosi?

Il guaio è che il mal di Genova non ha spinto ancora nessuno a individuare gli antibiotici efficaci per farsi sconfiggere.