CURIOSITà

Dopo Castelbarco Garrone e Rixi, insignito Stefano Messina

Viaggio in Liguria, il protettorato del salame di Sant'Olcese

giovedž 24 settembre 2015

E' un rito nato cinque anni fa e l'obiettivo Ť quello di tutelare il salame di Sant'Olcese. Chi diventa protettore si impegna a portare in alto il nome dell'eccellenza gastronomica d'alta Valpolcevera. Mente del progetto, il marchese Andrea Pedemonte Cabella. Tra i nomi coinvolti: Cesare Albani Castelbarco, Edoardo Garrone, Lorenzo Cuocolo, Edoardo Rixi e ora anche Stefano Messina.


SANT'OLCESE - Il bastone del mandriano? E’ la novità del protettore 2015, a Sant’Olcese.Utilizzato anticamente sui mercati per scegliere il bestiame più idoneo alla creazione del vero salame d'alta Valpolcevera.

Ora diventa il simbolo dei protettori più fedeli che dal 2011 ad oggi maggiormente si sono impegnati per tutelare l’eccellenza gastronomica. Un’idea nata dal marchese Andrea Pedemonte Cabella, titolare di uno dei salumifici paesani, e mente di una cerimonia tanto bizzarra quanto legata alla promozione del territorio.

 

Chi viene insignito del titolo di protettore deve impegnarsi per portare in alto il nome di Sant’Olcese e del suo simbolo alimentare: tra loro, già prima dell’ultima edizione, il principe Cesare Albani Castelbarco, l’assessore regionale Edoardo Rixi che portò il salame sull’Himalaya nei panni di alpinista, ma anche Lorenzo Cuocolo, Giovanni Calvini e Alessandro Cavo. Tra i nomi nuovi del 2015, lo stupito armatore Stefano Messina che dice: "Nonostante le difficoltà questa è città che può ancora trovare rilancio".

Necessario però che i consumi interni ripartano e con essi pure le enormi potenzialità di un entroterra che tra i tanti servizi aspetta sempre invano quel trenino di Casella fermo al palo e un tempo attrattiva pure di Sant’Olcese. Meglio consolarsi con i guizzi del marchese Cabella e dei suoi nuovi protettori che ricevano il titolo con il coltello del maiale posato sulla spalle e spilla al petto. Il tutto davanti alla bandiera di Genova, nell’oratorio parrocchiale con abito scuro, cravatta e calzino tassativamente rosso. Nonostante qualche deroga forzata: "Trovare dei calzini rossi nelle botteghe di Genova è molto difficile" conclude Cabella. 

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