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Via della Seta tra Cina e America: Genova con chi puņ crescere?

di Maurizio Rossi*

sabato 25 maggio 2019
Via della Seta tra Cina e America: Genova con chi puņ crescere?

 Sta avvenendo uno scontro epocale, una guerra tra commercio e informatica. Dominio dei territori senza bisogno di occuparli militarmente ma condizionando il loro futuro e delle loro popolazioni senza che possano neppure scegliere.

Basta guardare il problema mondiale tra le due potenze per capirlo, su dazi, sui commerci e il blocco delle licenze per conquistare la frontiera del 5G che, oltre a condizionare la mente dei popoli servirà anche per controllarli ed entrare dentro le loro vite private oltre a poter spiare meglio ogni mossa dell’avversario politico e/o imprenditoriale che sia. Il futuro passa da questa guerra mondiale dove noi genovesi e liguri siamo spettatori o protagonisti? Apparentemente siamo molto ambiti e questo lo dimostra il fatto che da parte cinese siamo diventati in Italia i primi interlocutori insieme al porto di Trieste. I nostri massimi rappresentanti istituzionali hanno partecipato attivamente agli incontri di vertice tra Italia e Cina. E il presidente dell'Autorità portuale Signorini vola spesso in Cina per i rapporti forti già esistenti con i leader mondiali dei trasporti.

Da parte americana l’idea è che loro non considerano più strategico il nostro Paese ormai da un decennio e forse più. Ci hanno liberato e poi usato per ogni loro interesse, prima di tutto le basi militari ma non sembra di poter contare ancora su di loro per sostegno e investimenti. Ma noi siamo Occidentali, legati ad una educazione e ad una mentalità che attraverso i rapporti di lavoro più stretti e bombardamenti mediatici, di cui gli americani sono maestri, ci porta ben più vicini al paese a stelle e strisce.

Mentre per quanto riguarda i cinesi davvero non abbiamo la minima idea di chi siano e come siano anche nei rapporti umani. Non possiamo trascurare la recente visita improvvisata dell’ambasciatore americano a Genova, quando è arrivato e ha incontrato le istituzioni per ricordargli amichevolmente, e tra le righe, che i cinesi sono forti concorrenti americani e che una scelta di campo non sarebbe gradita all’America.

Stiamo vivendo quindi un momento storico ed economico dove senza neppure che noi cittadini ce ne accorgiamo, siamo diventati una terra di conquista che però passa molto sopra il nostro voto, o ipotetici referendum. Quello che sta per condizionare in modo determinante il futuro della nostra Genova e dell’intera regione non è materia di cui avremmo diritto di occuparcene ne di avere alcuna informazione se non molto filtrata attraverso gli organi di informazione. I cinesi entrano comprando aziende, in porto i terminal o compagnie armatoriali tanto da farci pensare se sono interessati solo al porto in posizione strategica e a null’altro della nostra povera economia.

Se dobbiamo diventare per loro solo una piattaforma logistica per il Nord Europa considerando che loro poi automatizzano le banchine senza più neppure un lavoratore, e se pensiamo che tutto si riduce a milioni di container che arrivano ci attraversano e se ne vanno a noi cosa ci torna in tasca? E ricordiamo che quelle banchine sono pubbliche e date in concessione su cui però in caso di vendita ci guadagna solo chi le ha in affidamento. Non la città nè i suoi abitanti. Gli americani non si vedono e non si notano, ma è positivo che si agitino e che capiscano che siamo territorio ambito dai loro peggiori concorrenti mondiali. Forse sarebbe il momento di stimolarli e capire cosa possono offirci.

Anche in città tra i grandi imprenditori e manager delle principali aziende questo dualismo America-Cina crea posizioni opposte.

Zampini, Salerno, Cosulich ad esempio sembrerebbero filocinesi ma per legittimi motivi di business per le loro aziende o legami addirittura storici. Altri sono o anticinesi o filoamercani ma vedo sempre un problema di legittimi interessi da difendere. Msc sembra preoccupata del possibile forte ingresso dei cinesi in Italia e sul porto di Genova. Costa è degli americani. Spinelli sta trattando con Amazon per aprire un punto in porto ma non avrebbe problemi ovviamente ad aprirne uno a fianco con un altro colosso cinese e molto democraticamente vede il suo legittimo interesse che peraltro in questa nuova apertura porterebbe anche, e finalmente, non solo container ma anche 150 posti di lavoro. Non scordiamoci poi che Blackrock, primario fondo americano, doveva comprare Carige ma si è misteriosamente ritirato di colpo. E ancora che anche la Samp è in trattativa con un altro fondo Newyorkese attraverso l’immagine di Gianluca Vialli.

Nel rapporto umano però non c’è confronto, ho avuto modo di vedere come trattano i dipendenti i cinesi e credo che una integrazione con loro sarebbe molto complessa mentre con gli americani sappiamo di non avere problemi. E noi abitanti e cittadini cosa ne pensiamo? Cosa ne sappiamo delle trattative che passano sopra le nostre teste ma determinano il futuro nostro e dei nostri figli? Cosa preferiamo? Cinesi o americani? Su chi puntare per il futuro di Genova?

Maurizio Rossi - Commissione Infrastrutture Senato XVII Legislatura.

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