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In attesa di conoscere il vero piano industriale, la Finmeccanica guidata da Mauro Moretti da una parte procede sulla strada di una convulsa rottamazione dei quadri dirigenti e dall’altra prosegue nel solco della precedente gestione. Che prevedeva l’uscita dalle attività civili non collegate a quelle militari. E, quindi, il cartello vendesi rimane appeso anche sulla porta di Ansaldo Sts e Ansaldo Breda, che operano rispettivamente nel segnalamento ferroviario e nella costruzione di materiale rotabile.


La novità, rivelata dal Corriere della Sera, è l’offerta arrivata dalla cordata China Cnr-Insigma. Una proposta quasi “idecente”, ad una prima lettura. Perché il colosso con gli occhi a mandorla è pronto a pagare cash e a dare tutte le garanzie possibili: permanenza di tutti gli stabilimenti, mantenimento dei livelli occupazionali, disponibilità ad avere un socio italiano anche in posizione rilevante, sia esso la stessa Finmeccanica – che possiede il 100% di Breda e il controllo di Sts, quotata in Borsa – o un soggetto come il Fondo strategico italiano, braccio operativo della Cassa Depositi e Prestiti.


Tutto bene, dunque? Da Genova, dove Ansaldo Sts ha sede, si levano le prime perplessità dal mondo sindacale. E le parole di Antonio Apa, leader della Uilm, vanno prese in grande considerazione. “L’Italia non esca da un settore strategico come quello dei trasporti”. Parole sante. Ma come si può fare, viste da una parte le perduranti esigenze finanziarie di Finmeccanica e, dall’altra, la mancanza di investitori privati italiani in grado di partecipare a una simile operazione?


In realtà il modo c’è e il modello è già stato sperimentato proprio all’ombra della Lanterna. Ha riguardato, guarda caso, un altro cespite del gruppo Finmeccanica, vale a dire Ansaldo Energia. Che cosa è successo con la società guidata da Giuseppe Zampini, che è anche presidente di Confindustria Genova? Semplicemente che il Fondo strategico italiano ha rilevato la maggioranza delle azioni e poi ha accompagnato l’azienda ad una partnership finanziario-industriale con un altro big del settore, la Shangai Electric.


Solo pochi giorni fa mi è capitato di riaffrontare l’argomento durante un dibattito alla Festa dell’Unità genovese, con lo stesso Zampini e con due parlamentari del Pd, Lorenzo Basso e Stefano Fassina, che per inciso era viceministro dell’Economia nel governo di Enrico Letta, quello che gettò le basi per la felice conclusione dell’affaire Ansaldo Energia. Ebbene, nella circostanza, sia Basso – protagonista di quel dossier per i suoi stretti rapporti con l’ex premier – sia Fassina sono stati espliciti, rispondendo proprio a una domanda sul futuro di Sts e Breda: “Abbiamo costruito un modello, quello di Ansaldo Energia, quel modello è replicabile e dovremo, quindi, fare la stessa cosa”.

Matteo Renzi ha sostituito come tutti sappiamo Letta alla guida del governo e la sua prima visita a Genova è stata proprio in occasione della firma dell’accordo fra Ansaldo e Shangai Electric. Un evento che il premier ha enfatizzato (dopo lo scivolone in cui definì Energia “un’azienda decotta”) giustamente, anche come segnale della capacità di tenuta, e in qualche caso di riscossa, del nostro Paese. Ebbene, ora ha la concreta possibilità di dimostrare che le parole pronunciate in quell’occasione non erano solo di circostanza. Finmeccanica valuterà le proposte sul tavolo, compresa quella della giapponese Hitachi, ma certo l’offerta di China Cnr ha un suo grande appeal. Il faro, però, deve rimanere quello sottolineato dal sindacato e prim’ancora dai due parlamentari, Basso e Fassina: non far uscire l’Italia da un settore strategico.  Altrimenti dovremo allegare la prima visita genovese di Renzi al capitolo dell’annuncite. Il morbo che molti gli attribuiscono. E con qualche buona ragione, visto che alle molte parole non sono seguiti così tanti fatti.