CRONACA

GiÓ avviate le procedure, ecco i nomi coinvolti

Spese pazze in Liguria: conti sequestrati a Vattuone e altri 15 imputati

mercoledý 14 febbraio 2018
Spese pazze in Liguria: conti sequestrati a Vattuone e altri 15 imputati

GENOVA - Il giudice per le indagini preliminari Massimo Cusatti ha disposto il sequestro per equivalente delle somme che, secondo la procura, alcuni consiglieri della regione Liguria della legislatura 2005-2010 avrebbero speso per acquisti personali e non istituzionali. Il gip ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Massimo Terrile e la guardia di finanza ha avviato le procedure di sequestro.

Tra gli ex consiglieri a cui verranno bloccate le somme c'è anche il senatore uscente Vito Vattuone, capolista del Pd nel collegio plurinominale per il Senato in Liguria alle prossime elezioni: gli vengono contestate spese non istituzionali per circa 7 mila euro. Gli ex consiglieri per cui è stato disposto il blocco delle somme sono 16 su i 19 per i quali il pm aveva chiesto nei giorni scorsi il rinvio a giudizio per peculato.

Le spese contestate vanno da un massimo di 55 mila euro a un minimo di circa 900 euro. Tra gli acquisti non istituzionali ci sono numerosi pranzi al ristorante, pernottamenti in alberghi e ricevute di taxi. Ma anche videogiochi, fazzoletti, sigarette, i popcorn al cinema, le caramelle. E, ancora, generi alimentari, merendine, gratta e vinci, gelati, frutta e verdura, libri e dvd. Manuali per smettere di fumare, le gomme da masticare, colazioni al bar e aperitivi rinforzati.

"Appena riceveremo il provvedimento valuteremo cosa fare: ci riserviamo di impugnarlo e comunque chiederemo la revoca a fronte dell'eventuale versamento, alla Regione, della somma contestata con riserva di ripetizione e cioè di vedercela restituita in seguito. Tutto questo per massima trasparenza". Lo afferma il legale di Vito Vattuone, l'avvocato Massimo Boggio, dopo i sequestri "A monte - prosegue il legale - manca un presupposto ben preciso: dagli atti dell'inchiesta non emerge la prova che quei pagamenti contestati siano stati fatti dal mio assistito. Non ci sono ricevute a sua firma, non ci sono scontrini della sua carta di credito".

In tre, Gianni Plinio, Gabriele Saldo e Matteo Rosso, hanno già restituito le somme contestate. Le accuse sono per tutti di peculato per avere usato fondi pubblici per spese non istituzionali. Carlo Vasconi ha messo a disposizione delle fiamme gialle un conto corrente con la cifra contestata (17 mila euro).

Il pm aveva chiesto nei giorni scorsi il rinvio a giudizio per Matteo Rosso, unico ancora in Consiglio regionale, oggi esponente di Fratelli d'Italia, allora con Forza Italia. Insieme a lui, per Fi, è stato chiesto il giudizio per Franco Orsi, Gabriele Saldo, Gino Garibaldi, Luigi Morgillo e Pietro Oliva. Per quanto riguarda il Partito Democratico, il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio per Vito Vattuone, ora segretario regionale e candidato alle prossime elezioni politiche nel collegio proporzionale per il Senato in Liguria, Michele Boffa, Luigi Cola, Nino Miceli, Ezio Chiesa, Moreno Veschi e Minella Mosca. Per i Verdi risultano coinvolti nell'inchiesta Cristina Morelli e Carlo Vasconi, mentre per Rifondazione comunista Giacomo Conti e Vincenzo Nesci. Infine per l'allora Alleanza Nazionale Gianni Plinio (adesso passato a Casapound) e Alessio Saso.

L'udienza preliminare è fissata per il prossimo 20 marzo davanti al gup Massimo Cusatti. Per quella legislatura sono già state rinviate a giudizio 13 persone di vari schieramenti: per il centrodestra, allora all' opposizione, l'attuale presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone (Lega), Sandro Biasotti (deputato e attuale coordinatore di FI in Liguria), Nicola Abbundo, Angelo Barbero, Fabio Broglia, Giovanni Macchiavello, Matteo Marcenaro, Luigi Patrone e Franco Rocca, attuale sindaco di Zoagli. Poi Tirreno Bianchi, Rosario Monteleone (Udc), Carmen Patrizia Muratore e Giovanni Battista Pittaluga del centrosinistra. Sempre per la legislatura 2005-2010 sono già stati condannati la nuora di Mastella Roberta Gasco (Udeur), Lorenzo Castè (Prc) e Franco Bonello (Unione a sinistra). Gasco era stata condannata a 2 anni e 4 mesi e aveva risarcito il danno, Castè a 4 anni e 11 mesi, Bonello a 4 anni e 5 mesi.

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