politica

Ha rappresentato la sinistra moderna
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Se dal Pd se ne andrà Massimo D’Alema sarà certamente una lacerazione, ma non sarà una catastrofe. Se, invece, dovesse uscire anche Pierluigi Bersani per il Pd potrebbe essere l’inizio di un tracollo da cui sarebbe molto difficile recuperare. A Genova poi, scomparirebbe dalle file dei democratici non “una corrente”  ma una grande parte dell’elettorato di centrosinistra. Così come, se uscisse Michele Emiliano, ambizioso protagonista delle ultime settimane, non succederebbe quasi nulla.

Per il Pd genovese, bersaniano fino all’ultimo capello, la spaccatura sarebbe storica, perché vorrebbe dire immaginare un partito, un ex Pci anche, senza la parte più radicata del suo elettorato territoriale, geograficamente parlando un partito senza il Ponente, le due vallate e buona parte del centro storico, anche se nella vecchia città alle ultime elezioni la novità è stata rappresentata dai Cinquestelle.

Bersani ha radici politiche in questa città non solo perché qui ha suoi amici molto rappresentativi,  cioè quelli che questo partito lo hanno costruito tra gli anni ’80 e l’altro ieri, ma perché ha saputo ben connettersi con i bisogni della città, da quando cominciò a soffrire la grande crisi delle industrie di Stato e il Pci a ragionare seriamente e a confrontarsi con gli imprenditori.

Lui, allora, ha  rappresentato la sinistra moderna, che non criminalizza il mercato, con quella buona carica di sugo emiliano che condisce e amalgama radici e novità. Ha fatto come tutti i suoi errori, più da uomo di governo che da uomo di partito, ma a Genova ha da sempre contato e molto. Dunque una sua fuoriuscita verrebbe vissuta da chi non è diventato militante del Pd nelle ultime tornate, come la fine di un patto, la rottura di un matrimonio. E a Genova il Pd resterebbe probabilmente più che dimezzato. Con conseguenze pericolosissime per il centro sinistra.

Insisto nel sottolineare la strategicità genovese in questo frangente perché le elezioni amministrative non possono rinviarle né Mattarella, né Speranza. Ci saranno a giugno e diventeranno un test incredibile anche perché capiteranno nel pieno di un complicato ingorgo politico, con partiti (anche a destra dove farebbero bene a stare calmi e a non godere come ricci delle depressioni del Pd, pensando ai loro casi patologici: l’anziano Berlusconi, rampanti leghisti, tanti leader Toti, Salvini, Meloni, Maroni ecc.) che sono sull’orlo dell’implosione o sono già implosi e ce ne accorgeremo proprio allo spoglio dei voti.

Quindi questa domenica diventerà un nodo di assoluta importanza per il partito per ora di Matteo Renzi (che a Genova piace soprattutto a una parte dei giovani e a buona parte della borghesia moderata) e segnerà una svolta piena di incognite anche per la nostra città e per chi dovrà governarla dall’estate. Ammesso che le urne, in un magma di macerie partitiche, riescano a indicarcelo.