IL COMMENTO

I licei 'storici' della Superba battuti da quello 'periferico'

Se il derby dei licei lo vince il Mazzini contro Doria e Colombo

di Franco Manzitti

sabato 11 novembre 2017
Se il derby dei licei lo vince il Mazzini contro Doria e Colombo

 Va bene che il criterio di scelta è la preparazione al mondo del lavoro e la capacità di farlo trovare agli studenti, questo lavoro, ma la sorpresa è grande lo stesso. Che i due licei classici “storici” della Superba, quelli che si sono dati per decenni battaglia sul filo della nobiltà di insegnanti, studenti e collocazione geografica, storia&tradizione, siano stati battuti dal “periferico” Giuseppe Mazzini è uno schiaffo forte. Lo prendono, questo schiaffo forte nella hit parade nazionale della Fondazione Agnelli, nel bel mezzo della classifica genovese, l'Andrea Doria del centro città, il liceo classico dove hanno studiato Max D'Alema, ma anche Paolo Villaggio e il suo compagno di banco Paolo Fresco, il grande democristiano Paolo Emilio Taviani, il penultimo sindaco, Marco Doria e il “Cristoforo Colombo” scuola border line tra i quartieri alti di Castelletto e il centro storico, dove studiarono niente meno che Giuseppe Mazzini, Camillo Sbarbaro, il poeta, i fratelli Ruffini, e financo Fabrizio De Andrè e Enzo Tortora.

E' come se ci sia stato da sempre un vero e proprio derby, un vero “classico”, tra le scuole più importanti della città nei secoli, con tutto il rispetto per i tramontati Gesuiti dell'Arecco, vera fucina di classe dirigente, e alla fine il match lo vince una scuola che sta fuori dal giro, ben inquadrata nel quartiere di Sampierdarena, una volta nota per essere stata ribattezzata la “Manchester d'Italia” per le sue industrie e il suo porto ed ora un'area molto problematica, densa di immigrazione spesso clandestina, forse una delle più insicure, occupata dalla folta comunità ecuadoriana e infiltrata dai cinesi.

La Fondazione Agnelli ha capovolto il criterio di ricerca sui licei e le scuole superiori, partendo dal mondo del lavoro e dai risultati universitari e andando a scoprire da quali scuole arrivavano gli studenti più meritevoli e quelli più veloci a trovare un posto di lavoro. E così Genova e per il secondo anno di seguito si è capovolta, un po' meno di Roma, dove vince il Tasso sul Mamiani e un po' come Milano, dove il Sacro Cuore di stampo Comunione e Liberazione a Lambrate straccia il Carducci e il Berchet.

Ma il contesto è diverso dalle grandi metropoli milanese e lombarda, dove le stratificazioni cittadine, le divisioni e i muri sono meno evidenti che a Genova, appunto città di separazioni nette, di fossati tra un'area e l'altra, il centro , il Ponente, i quartieri residenziali e di residenza prevalentemente borghese e le zone operaio-impiegatizie.

A Genova il Doria e il Colombo sono sempre stati come due bussole, due punti d'arrivo per la formazione scolastica, quella classica, fieramente contrapposti tra di loro, ma per molti versi “esclusivi”, un must non solo per studiare, ma come status per chi si siedeva sui banchi, un certificato, poi, per andare avanti nella vita e nel lavoro.

Dove hai studiato? Al Doria e al Colombo e se non lo hai fatto lì, se non ti sei licenziato in quelle scuole, la prima a tre passi dalla Questura sotto le mitiche Tre Caravelle della scenografia di Piazza della Vittoria, ombelico zeneise, la seconda a cavallo tra il nobile quartiere di Castelletto, alture bostoniane e cattolico progressiste e il centro storico, i caruggi con i loro quarti di nobiltà, sulla scia di via Balbi, strada di Rolli e principeschi palazzi, ma anche confine con la suburra dei caruggi più densi, allora non vale.

Il Doria “aspirava” studenti e ovviamente docenti dai grandi quartieri più borghesi, la confinante Carignano delle due basiliche, dei viali silenziosi e pieni di alberi, grandi promenades sul cuore della città e il centro a un passo e mezzo e la modaiola Albaro, il quartiere “ricco” delle ville, le strade sul mare, dei giardini, una volta villeggiature prelibate di nobiltà e alti ranghi, dello slancio verso il Levante che a Genova vuol dire Quarto, Quinto, Nervi, uno, due, tre passi verso la Riviera abitata in maggioranza dalle classi più agiate.

Anche se non sempre, anche se non tassativamente.

Il Colombo, potente calamita non solo per i”castellettiani” per i residenti arrampicati su quella collina dalla vista paradisiaca sulla città, nella Circonvallazione a Monte, la cintura inventata da un grande sindaco, per collegare tutta la città, unendo le due grandi stazioni ferroviarie con viali e corsi in salita e discesa, con viste spettaccolari sul porto e aperture collinari, fino al picco pendio del Righi, dove si arrampicano verso i grandi forti della Muraglia genovese, le funicolari e gli ascensori pubblici.

Genova, che sale e scende, tutta a studiare al Colombo, arroccato alle spalle della basilica dell'Annunziata del Vastato, la chiesa dove tuonava, ai tempi del cardinale-principe Giuseppe Siri, il rivoluzionario frate Sole, predicatore modernista, e ai piedi del giardino botanico, miracolo di verde, nella gradinata in salita di palazzi ottocenteschi, di lato al grande Albergo dei Poveri, dovuto alla munificenza dei Brignole Sale, grande famiglia secolare della più alta nobiltà genovese.

Ecco, Doria e Colombo traevano la linfa di studenti da questo territorio composto nei secoli intorno a scuole diventate come roccaforti del sapere, nei loro alti e bassi, nelle loro diverse vocazioni anche politiche. Il Doria più distaccato, più pragmatico nei suoi docenti e quindi nei suoi studenti, attratti spesso da una scintillante capacità di insegnare e pretendere una formazione classica a prova di bomba. Il Colombo più sottoposto alle emozioni delle vicende politiche e sociali, forse anche per la sua esposizione a ricevere studenti anche da lontano, attraverso la vicina stazione ferroviara di Principe, più comodo per chi scendeva in città dall'entroterra della Valle Scrivia. Ecco allora lì a studiare Emanuele Luzzati, il grande artista pittore che ancora pochi anni fa, in una delle rievocazioni più toccanti, seduto in mezzo al mitico cortile della scuola, all'ombra della statua di Cristofo Colombo, assiso pensoso, aveva incontrato, davanti a noi vecchi studenti commossi, la sua ultranovantenne professoressa ebrea, che aveva lanciato, sessanta anni dopo, il suo grido contro le leggi razziali, le persecuzioni, che arrivavano come ondate inarrestabili anche sulle mura del suo liceo.

Che oggi questa lunga e diversa tradizione, perpetrata nel tempo, scavalcante i tempi moderni, fino al web, ai social, si rovesci in una classifica che non mina certo il passato, ma stabilisce un altro ordine dei valori, indica anche la mutazione genetica della città.

Il liceo Giuseppe Mazzini con le sue succursali sta in un'altra parte della città, quella che demograficamente cresce rispetto ai quartieri storici e al centro. Pesca anche con le sue succursali nel mondo degli operai e degli impiegati, in un territorio che si allunga intorno alle banchine del grande porto genovese verso Voltri, dove c'è il grande terminal del Wte, verso la Fincantieri di Sestri Ponente, da dove nascono le maxinavi costruite con la tradizionale perizia genovese, tramandata nei secoli, rimasta intatta, anzi rilanciata dai nuovi business. Il Ponente è la parte più giovane della città, la dove il famoso tasso di vecchiaia perde qualche punto rispetto ai vertici negativi del centro e dei quartieri residenziali, vicini, appunto, al Colombo e al Doria.

Anche nei decenni precedenti il Ponente era abitato dalle classi operaie e impiegatizie, anzi lo era in proporzione molto maggiore di oggi che l'industria manifatturiera si è ridotta ai minimi termini. Ma le attività produttive qui resistono e si riformano nella grande distribuzione, nella informatica e perfino nella robotica degli Erzelli e dell'Istituto Italiano di Tecnologia, vere fabbriche del futuro, come nella Valle Polcevera, altro polo di attrazione per il Mazzini.

Insomma, se Colombo e Doria non giocano più il derby per arrivare primi nella classifica delle scuole classiche e se questa partita oramai da due anni la vince il Mazzini sampierdarenese, questo vuol dire che la città si sta veramente trasformando. Le scuole, gli studenti, i professori, la capacità di avere successo all'Università e nel lavoro, ne sono uno specchio fedele.

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