IL COMMENTO

Verso le elezioni

Sanremo tra conflitti d'interesse e ritorno alla Prima Repubblica

di Luigi Leone

venerd́ 23 novembre 2018
Sanremo tra conflitti d'interesse e ritorno alla Prima Repubblica

 "Perché Sanremo è Sanremo" recita un vecchio slogan pubblicitario. E in effetti qui, nella città dei fiori, del Casinò e della canzone festivaliera, ogni cosa assume un aspetto particolare. Anche la politica. Mentre il mondo e persino l'Italia di riffa o di raffa sono entrati nel Terzo Millennio, avendo rotto molti schemi e parecchi tabù, qui tutto cambia affinché nulla cambi. Un esercizio di gattopardismo senza eguali.

Prendiamo il centrodestra. Alle latitudini ponentine esce dalle scoppole subite a Imperia e Alassio, per mano del fuoco amico dell'ex ministro Claudio Scajola e dell'ex consigliere regionale Marco Melgrati. Ma tutto quel che sa produrre è la candidatura di Sergio Tommasini, amministratore delegato dimissionario della Idroedil. È, questa, l'azienda che si occupa di discariche, dunque di smaltimento dei rifiuti in tutta la provincia. Ovviamente c'è chi guarda a questa operazione annusando a pieni polmoni l'acre cattivo odore del conflitto di interessi, l'interessato e i suoi sostenitori giurano che non c'è problema alcuno, perché se e quando sarà il momento Tommasini non parteciperà al voto sulle pratiche riguardanti Idroedil. Che, guarda caso, ha dei contenziosi legali aperti con Palazzo Bellevue.

Già, ma chi sono i sostenitori di Tommasini? Almeno qui ti aspetteresti di vedere volti freschi della politica. La foto-cartolina, invece, parla di Gruppo dei Cento, fra i quali fa capolino un esercito di reduci della Prima Repubblica. Da Tonino Bissolotti a Gianni Rolando è tutto un fiorire di personaggi come Sanremo soltanto sa produrre e riprodurre e riprodurre ancora. Il sindaco della Idroedil, però, può soprattutto contare sull'appoggio dell'assessore regionale Marco Scajola e, così sembra, dello stesso governatore Giovanni Toti.

Sembrava dover essere, Tommasini, l'uomo del "Modello ligure" di centrodestra, pienamente sostenuto anche da un altro assessore regionale, il sanremese Giovanni Berrino, di Fratelli d'Italia. Tutti insieme appassionatamente, noi della Prima Repubblica e dintorni. Peccato che ad un certo punto il viceministro leghista Edoardo Rixi abbia scoperto che Forza Italia "è inaffidabile", un alleato ormai alla frutta pure in Liguria. E allora ecco che per Tommasini il sostegno del centrodestra unito non è più una sicurezza, tanto è vero che è slittata a data da destinarsi la presentazione ufficiale della candidatura. In tutto quel giro lì ora ci si interroga persino: ma alle regionali del 2020 Toti sarà ancora in Forza Italia? Basta questa domanda per capire quale rilevanza assuma il voto a Sanremo della primavera prossima.

In un mondo diverso da quello sanremese-imperiese, la stessa Lega e soprattutto il Movimento 5 Stelle ci andrebbero elettoralmente a nozze. Invece, mentre il resto d'Italia ha prodotto lo sforzo di voltare pagina con il governo guidato da Giuseppe Conte (alla fine verificheremo se il cambiamento è in meglio, in peggio o neutro, ma intanto si cambia), qui la rivoluzione giallo-verde non ha attecchito. C'è chi dice per mancanza di candidati forti e credibili. Sarà, ma guardando le figure emerse altrove nello Stivale, non propriamente degli statisti, il problema sembra più di tipo culturale. C'è un conservatorismo che non schioda.

Basta guardare allo stesso fronte del sindaco uscente Alberto Biancheri. Lui sarebbe un personaggio davvero nuovo, figlio soprattutto di quel civismo in politica di cui adesso anche i partiti o i personaggi più vecchi si ammantano per provare a fare proseliti. Non si può dire che la sua amministrazione abbia fatto male, ma qualcosa non torna se si scopre che il sindaco ricandidato del centrosinistra sta per ricevere l'endorsement ufficiale, dopo quelli ufficiosi, del collega imperiese Claudio Scajola. Esperienza e capacità dell'ex ministro sono fuori discussione, ma è difficile farne una bandiera del nuovo. E dire che Biancheri, proprio per marcare più nettamente la propria derivazione civica, ha fatto fuori nei mesi scorsi la componente più a sinistra del Pd. Che, vedi alla voce Daniela Cassini, pure lei con solide radici nella Prima Repubblica, si rifarà viva attraverso un raggruppamento civico. I dem superstiti, tuttavia, sosterranno Biancheri nell'estremo tentativo di rimanere in gioco almeno qui, in questa terra dove nulla cambia. Nel nome anche di un trasformismo bene incarnato da Massimo Donzella: sta con l'attuale sindaco, dopo essere migrato dalla Dc fino al Pd renziano per aver acquisito sul campo il merito di sostenere Raffaella Paita, la candidata dell'ex governatore Claudio Burlando nella disfatta alle regionali del 2015 vinte da Toti.

In questo gioco di rimandi al passato di cui l'intera provincia di Imperia è pervasa, non poteva fare eccezione Ventimiglia. Qui il giovane sindaco Enrico Ioculano, piddino lasciato a se stesso dal partito nella fase più acuta dell'emergenza immigrazione, sarà sfidato probabilmente da Gaetano Scullino. Ma sì, quello prima disarcionato dalle accuse di aver guidato un Comune infiltrato dalla mafia e poi riabilitato dalle sentenze di appello. Ora che abbiamo appreso come Ventimiglia possa essere assimilata per rigore a Bolzano, e lo dico rivendicando il mio essere "terrone integrale", Scullino potrebbe diventare persino il punto di incontro fra Toti e Scajola senior: il primo ci ha già messo il cappello sopra, il secondo può da sempre annoverare fra i propri sostenitori l'ex sindaco-aspirante sindaco intemelio.

Chi vivrà vedrà, diceva quello. Noi di Primocanale queste storie proveremo a raccontarvele tutte, con un impegno che nei prossimi giorni l'editore Maurizio Rossi e il direttore Andrea Scuderi spiegheranno nel dettaglio. Per il resto, buon divertimento a tutti. "Perché Sanremo è Sanremo"

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